Le borgate carsiche contro Duino centro: «Trattati da serie B»

Il presidente della comunella di Ceroglie accusa Ret: «Nel piano delle opere neanche il 2 per cento a noi»
Lasorte Trieste - Visogliano
Lasorte Trieste - Visogliano

di Viviana Attard

DUINO AURISINA

«E a tutto il territorio che sta a monte della ferrovia chi ci pensa?» A chiederselo polemicamente è il presidente della comunella di Ceroglie, Boris Legisa. Il piano triennale delle opere presentato nei giorni scorsi dall’amministrazione in carica di Duino Aurisina, secondo legisa, lascerebbe scoperta una bella fetta del territorio. Quello della parte alta, denominata ‘sopra la ferrovia’, che comprende le zone che fanno capo alle frazioni di Medeazza, Visogliano, Ceroglie, Malchina, Precenico, Prepotto, Ternova, Slivia e San Pelagio.

«Delle 42 opere previste, soltanto tre riguardano l’area tra Medeazza, San Pelagio e Slivia. Poco più del sette per cento di tutti gli interventi», dice il presidente della comunella di Ceroglie. Che rincara la dose: «Dei circa 21 milioni di euro di interventi previsti solo un misero 1,8 percento è stato stanziato per opere pubbliche in questa zona».

Per l’esattezza, in totale, appena 390 mila euro: 240 mila per l’ampliamento della scuola primaria Stanko Gruden di San Pelagio, altri 130 mila euro (messi in posta di bilancio appena nel 2013), per la risistemazione della piazza di Malchina e 20 mila euro, addirittura nel 2014, per i due pozzi a Visogliano e Malchina. Una situazione, questa, a suo dire “vergognosa” e persino “umiliante”, dove “gli interventi sono ancora a livello di promesse” e che mette in evidenza come “la differenza tra l’area litoranea e quella carsica, resti palese”.

All’appunto nei confronti della giunta Ret, poi, Legisa aggiunge anche “la mancanza di una serie d’interventi necessari come le fognature o le condizioni in cui versa la zona dell’Ermada che, in vista del centenario della prima guerra mondiale, andrebbe sfruttata per ottenere vantaggi turistici e di cui, invece, non c’è traccia nei piani delle opere”.

Verrebbe da supporre, quindi, che una parte del territorio comunale di Duino Aurisina, almeno secondo alcuni suoi rappresentanti, soffra della ‘sindrome da serie B’. Sulla mancanza di una pianificazione cospicua nella parte in questione, poi, interviene anche il capogruppo dell’opposizione, Massimo Veronese (Pd). «Riguardo alla scuola di San Pelagio, ad esempio, mi chiedo come mai ci sia stato così tanto ritardo visto che il finanziamento risale al 2008. Che forse non ci sia stata una volontà politica abbastanza forte?». Una ritardo, questo, che secondo lo stesso ha inciso molto sulla comunità “essendo quest’ultima l’unico punto di riferimento scolastico, in lingua slovena, che effettua il tempo pieno per una territorio molto ampio che da Medeazza arriva fino a Ternova“. Veronese è critico, poi, anche sull’effettiva realizzazione della piazza a Malchina “visto che era già presente l’anno scorso per il 2013 e che ora è stata prevista per il 2014”.

Ma allora questo piano triennale, è davvero solo “fumo e niente arrosto?” come sostiene qualcuno? In questo caso Veronese ci va più cauto ed ammette “che non è davvero tutto fumo e che il nodo centrale è un altro: la spropositata mole di lavoro che si trova ad affrontare l’ufficio del Lavori Pubblici rispetto al numero di impiegati”. Per Veronese, “sono troppo pochi. È ovvio che non riescano a stare dietro a tutto”. Attualmente, infatti, alle dipendenze comunali, per questo ufficio, figurano un ingegnere, un geometra ed un impiegato amministrativo. Secondo Veronese sarebbe previsto che ce ne fossero due, ma dopo un pensionamento l’ufficio è rimasto sguarnito e quello che è rimasto “fa fatica a stare dietro a tutto”.

E la soluzione allora, quale sarebbe? La ricetta del capogruppo dell’opposizione sarebbe quella “di creare un apparato potenziato che riesca, magari, ad occuparsi solo dei lavori pubblici (come l’edilizia scolastica) e lasciasse la progettazione ad altri organi”. Ma come, in tempo di crisi, si potrebbe giustificare un ulteriore spesa del genere? La risposta sembra essere “razionalizzazione, ottimizzazione delle risorse e cessione di una parte della ‘sovranità’ comunale in favore ad, esempio, di un ufficio tecnico unico per i tre comuni di “Mare–Carso” che si occupi di una certa tipologia di lavori pubblici, mentre un consorzio intercomunale come quello “Acquedotto del Carso” si potrebbe occupare di strade e fognature”.

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