Le domande sui pettegolezzi letterari e il prof vestito in tutina da supereroe

«Eravamo in 22, 8 femmine e 14 maschi». Ecco i principali numeri che Barbara Cacciatori e Davide Chersicla, compagni di banco dalla prima elementare fino alle superiori comprese, ricordano del loro...

«Eravamo in 22, 8 femmine e 14 maschi». Ecco i principali numeri che Barbara Cacciatori e Davide Chersicla, compagni di banco dalla prima elementare fino alle superiori comprese, ricordano del loro ultimo anno al liceo scientifico Galilei. Esattamente vent’anni fa la loro V F affrontò lo scoglio della maturità. In trasferta, peraltro, nelle aule dell’Oberban. «Forse perché eravamo troppo pochi per riuscire ad avere una commissione tutta nostra - commenta qualcuno - e così ci hanno fatto “traslocare” in un’altra scuola».

Era l’ultima maturità con il voto in sessantesimi. All’orale si portavano due materie. «Una scelta dallo studente e una dalla commissione», ricorda Barbara. «Il mio orale è capitato il giorno dopo le finali dell’Italia durante i mondiali. L’Italia tra l’altro aveva perso - dice ancora Barbara -. Mi avevano cambiato l'italiano con il tedesco e c’era la prof Caranfa per italiano, me la ricorderò per sempre. Mi aveva chiesto chi era l’amante di Moravia e io le risposi: “Guardi che io i pettegolezzi letterari non li so, so che la moglie era Elsa Morante e basta”. E lei mi disse che era Dacia Maraini, indelebile quella frase».

Nel 1998 non c’era ancora stato il boom di Google e i pochi cellulari in circolazione erano privi di un accesso internet. Il che vuol dire niente Whatsapp e Facebook. E niente strane applicazioni che danno i risultati immediati delle prove scritte. Tutt’altro. «Io al massimo avrà usato Internet per guardare da casa le ipotesi della tracce per il tema», dice scherzando Chersicla, oggi sacerdote nonchè musicista nella band triestina dei Sardoni barcolani. «Ma il web era agli inizi, si studiava dai libri, dove sapevamo di trovare ciò che i prof volevano». Insomma, altri tempi, in cui bisognava sapere tutto.

Il divertimento non si era manifestato solo tra i banchi degli ultimi giorni di scuola, ma anche alla cena di matura con il prof Zacchigna, «vestito con una tutina da supereroe», e il docente di lettere. «A lui, che aveva ricevuto minacce nell’ultimo periodo, abbiamo fatto trovare sotto al piatto una lettera minatoria con le lettere di giornale». «L’anno prima, cioè durante la matura del 1997, il preside del Galilei aveva “picconato” parecchi studenti del Dante e così a noi toccò il preside del Dante, che picconò il Galilei -, ricorda don Davide Chersicla -. Infatti io avevo preso stranamente 4 al tema di italiano con un 58 finale». Lui è uno dei pochi ad aver cambiato strada dopo i primi studi. Ha fatto Scienze ambientali, come un’altra compagna, e il Conservatorio. «Poi a 30 anni sono entrato in seminario e a 36 sono diventato prete», afferma.

Il gruppo si è un po’ perso negli anni, ma ha già fatto una cena in passato e farà una rimpatriata il prossimo settembre per i 20 tondi. Davide ha suonato l’organo e cantato ai matrimoni di Piero, Alberta, e a quello di Barbara, oggi fisioterapista (anche se aveva le idee confuse all’inizio, tanto da aver fatto anche il test per Scienze della comunicazione). «Ma non ho celebrato ancora nessun matrimonio», precisa.

Quasi tutti si sono sposati e hanno dei bambini. Praticamente tutta l’intera VF è rimasta a Trieste. C’è chi è diventato giornalista come Davide Fifaco. Daniele Bosco invece è un ingegnere, «nonostante la prof di matematica dicesse che non era tagliato». Walter Boschin, fa la guardia forestale. Giacomo Meula invece è a Udine. «Lavoro per una società dell’Università che si occupa di supportare i master dalla progettazione alla gestione e alla promozione». E poi ci sono chimici e alcuni fortunati che lavorano nelle ditte di famiglia. (b.m.)

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