LE EMERGENZE DA MALGOVERNO

Quella che viene definita come "emergenza rifiuti" è in realtà un sintomo drammatico di grandi inefficienze, interessi malavitosi, connivenze politiche di lungo corso. È, insomma, uno dei grandi problemi italiani ignorati per troppo tempo. Appare dunque difficile non comprendere le ragioni di tutti quei cittadini che si sono indignati e hanno manifestato tutto il loro dissenso.


Dissenso di fronte alla disponibilità espressa dai loro amministratori ad accogliere parte dei rifiuti provenienti dalla Campania A parte il caso limite della regione Sardegna, tali espressioni di rifiuto si stanno registrando un po' ovunque, dal Lazio all'Emilia-Romagna, dalla Toscana al Piemonte.


Ma la questione rifiuti merita di essere analizzata al di là di questa presunta emergenza. Se affrontata con la consapevolezza di tutte le difficoltà (e le opportunità) che essa comporta, tale analisi, però, non può ignorare il contesto. Un contesto che, anche in questo ambito come purtroppo in altri, obbliga gli amministratori della cosa pubblica a fare i conti con le cattive abitudini dei singoli, consolidatesi nel corso di decenni. In realtà non mancano in Italia le esperienze avviate da alcuni comuni, non soltanto al Centro e al Nord, che poco alla volta hanno saputo correggere tali abitudini. Incentivando la raccolta differenziata, ad esempio; favorendo laddove possibile il compostaggio domestico; unendo la questione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti a quella del fabbisogno energetico di una comunità e del relativo impatto ambientale. Queste esperienze virtuose insegnano che anche in questo settore, esattamente come nella viabilità o nell'edilizia scolastica, è possibile per un'amministrazione compiere azioni di buongoverno.


Che in questo caso oltretutto incidono positivamente su una diffusa cultura civica della cittadinanza e sul contenimento del contributo finanziario da essa data all'amministrazione (a una buona e consolidata differenziazione all'origine dei rifiuti deve infatti corrispondere una minore tassazione). Per di più, tra i servizi offerti dalle aziende municipalizzate, i rifiuti, proprio in quanto aspetto della quotidianità, occupano un ruolo non secondario nel rapporto con le amministrazioni. E anche per questo rendono convenienti soluzioni moderne e adeguate.


Certo, non tutti gli oneri possono essere lasciati agli amministratori. Ma è dagli enti locali, e dai comuni in primo luogo, che devono partire gli stimoli giusti per mutare i comportamenti. Come insegnano i casi di molte città europee, infatti, la faticosa opera di differenziazione domestica nel medio periodo porta anche la grande distribuzione a preferire certi imballaggi ad altri. In particolare nei casi di raccolta dei rifiuti porta a porta, un sistema già diffuso in alcune aree extraurbane. Se, ad esempio, devo obbligatoriamente raccogliere in casa la plastica accumulata con le mie scelte di consumo, perché dovrei acquistare acqua minerale in plastica? A tal proposito, nei giorni in cui il prezzo del greggio ha infranto la barriera dei cento dollari al barile, colpisce leggere che per produrre un chilogrammo di plastica per alimenti servono all'incirca due chilogrammi di petrolio.


Molta è la strada da fare. È enormi sono le differenze tra le diverse aree del Paese. Ma anche per questo è auspicabile un'azione di stimolo da parte del governo centrale che riconosca gli sforzi di una buona amministrazione. Senza un impegno di questo tipo la gestione dei rifiuti continuerà ad essere trattata ancora a lungo come «emergenza» e non ci si potrà stupire se la spaccatura tra regioni «buone» e regioni «cattive» crescerà anziché ridursi.

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