Le Generali studiano una rivoluzione per il Caffè San Marco

L’attuale gestione del Caffè San Marco ha i giorni contati. Le Generali, proprietarie dell’immobile che ospita lo storico bar di via Battisti, stanno cercando una nuova società per la conduzione del locale.
Nei giorni scorsi Generali Real Estate, la società che gestisce il patrimonio immobiliare della compagnia del Leone, ha spedito una raccomandata alle società più importanti, più solide di Trieste e della regione nel campo della conduzione di esercizi pubblici e della produzione di caffè. Un invito a manifestare un eventuale interesse per la gestione proprio del San Marco. Chi intende proporsi deve spedire entro il prossimo 15 aprile i bilanci e un curriculum. Ma non sarà facile per Generali trovare qualcuno interessato a rilevare l’attività. Le spese di gestione del locale sono elevate, la posizione è decentrata rispetto a quella che ormai è considerato il cuore della città. La compagnia assicurativa sembra comunque essere disposta ad investire nella realizzazione di una cucina a norma che permetta al San Marco di trasformarsi anche in ristorante. Il locale potrebbe così ampliare l’offerta che fino ad oggi ha riservato ai suoi clienti e ai turisti che arrivando a Trieste, sfogliando le guide, non fanno a meno di fare una visita in quello che è forse il caffè storico più rinomato della città.
Da sabato scorso nel locale un cartello avverte che l’attività resterà chiusa dal giorno di Pasqua al 4 aprile. Nadia e Sonia Filippi sono decise a resistere, tanto che venerdì sera hanno avvisato la clientela che la chiusura non è imminente.
A fine 2012 le saracinesche erano già state abbassate a causa della morte del gestore Franco Filippi. Poi la moglie e la figlia si erano rimboccate le maniche, avevano riaperto trattando con Generali e studiando una nuova strategia, anche societaria, per risollevare il locale. Ma i tentativi sono falliti e Generali ha deciso per una risoluzione del contratto con la società dei Filippi, mettendo il San Marco nuovamente sul mercato. «Chiudiamo per le festività pasquali e riprendiamo l’attività il 4 aprile – spiega Nadia Filippi che assieme alla figlia Sonia dirige il caffè -, non sappiamo ancora nulla sul termine della nostra gestione. Presumibilmente proseguiremo fino a quando Generali non troveranno una nuova realtà disposta a portare avanti il locale. Non sappiamo nulla di preciso».
Generali si muoveranno come per l’aggiudicazione della gestione del Caffè degli Specchi: valuteranno i candidati a guidare il locale e poi sceglieranno anche in base alla solidità economica degli stessi. Ma se per il locale di piazza dell’Unità a farsi avanti sono stati pezzi da novanta, società e nomi che rappresentano il mondo del caffè e della ristorazione, per il San Marco non dovrebbero esserci pretendenti che fanno a botte per aggiudicarselo. Troppo impegnativo malgrado la storia e la fama del locale.
Le prime attendibili fonti storiche che parlano in quell’angolo della città di un ritrovo pubblico denominato “bottega del caffè”, risalgono al XVII secolo. Diventato Caffè San Marco, il locale fu uno dei vessilli dell’irredentismo triestino. Il 23 maggio del 1915 venne distrutto dagli austriacanti.
Il caffè rinacque nel 1919. Frequentato anche dalla numerosa comunità ebraica del capoluogo giuliano, venne rilevato nel 1938 da Antonio Stock. Claudio Magris seduto a quei tavolini ha scritto alcune delle pagine più importanti delle sue opere. È la sua seconda casa.
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