LE INCOGNITE SULL’ECONOMIA
Quale che sia la soluzione della crisi del governo Prodi, i pericoli per la nostra economia sono cresciuti. Siamo, infatti, in una fase dell'economia mondiale, in cui i timori che il rallentamento Usa si trasformi in una vera e propria recessione sono notevolmente aumentati, soprattutto a motivo delle forti oscillazioni delle Borse. In un Paese, come gli Stati Uniti, in cui oltre metà dei cittadini, direttamente o indirettamente, possiede titoli azionari e dove il 70% del reddito nazionale è fatto dai consumi, è altamente probabile la sensazione di minor ricchezza porti ad una riduzione dei consumi e quindi del reddito.
Timori analoghi sono diffusi per le misure prese, con encomiabili accordi di compromesso, tra Bush e la maggioranza democratica delle Camere per mettere somme nel complesso non trascurabili, tramite riduzioni fiscali e veri e propri contributi, nelle tasche dei cittadini: quanti saranno effettivamente spesi in beni o servizi e quanti andranno a ripagare debiti? Se l'America va in recessione tutto il mondo ne risentirà, anche se alcuni Paesi - Cina ed India prima di tutti - avrebbero la possibilità di assorbire all'interno i surplus oggi esportati e, conseguentemente, di evitare troppi sconvolgimenti.
Ma non è assolutamente certo che questi Paesi abbiano la capacità di modificare rapidamente comportamenti profondamente radicati. Per fare un solo esempio, l'altissima propensione al risparmio dei cinesi. In una situazione di crisi la presenza in Italia di un governo nella pienezza dei suoi poteri avrebbe la possibilità di assumere, se necessarie, misure di emergenza.
Ovviamente nei limiti posti da una finanza pubblica che si è appena rimessa sulla buona strada, ma è ancora gravata da un pesante debito pubblico. Soprattutto un governo che aveva mostrato con i fatti, facendo scendere il deficit dal 4,1% a quasi il 2%, di rispettare gli impegni europei, avrebbe forse potuto ottenere il consenso ad una dilazione di questi ultimi ove la recessione americana incidesse sulle nostre esportazioni e il ripetersi di turbolenze sui mercati finanziari che molti autorevoli osservatori ritengono vicine, limitasse la domanda interna ed internazionale. Tanto più con alla guida dell'economia una persona del calibro riconosciuto internazionalmente di Padoa Schioppa .
Oggi, invece, vediamo i titoli del nostro debito pubblico considerati dai mercati peggio di quelli greci. C'è, per altro, un altro aspetto che potrebbe avere conseguenze di maggior peso sulla nostra economia nel breve e nel medio periodo. La mancata approvazione di alcune leggi di riforma strutturale - da quella sulle autorità di settore alla regolamentazione dei servizi pubblici locali - da semplice e sempre dannoso ritardo, rischiano di essere radicalmente modificate o cancellate se la crisi di governo si trasformerà nel ricorso a nuove elezioni e nella vittoria di Berlusconi.
C'è in particolare da considerare che stavano per essere avviate le trattative tra le parti sociali e il governo per l' attuazione degli accordi dello scorso anno. Tra i temi da trattare la riforma della contrattazione è quello che può avere maggiori influenze sulla congiuntura e sulla capacità competitiva del nostro sistema. L'amministratore delegato della Fiat, prendendo atto del successo superiore alle previsioni della nuova 500, ha dichiarato non essere possibile produrre le maggiori quantità in Italia per mancanza di flessibilità nel ricorso a straordinari.
Non è questo un segno dell'assoluta necessità di modificare la contrattazione spostandone una parte rilevante a livello aziendale e legando i compensi alla produttività se non vogliamo smettere di essere un Paese industriale? Né va dimenticato che poco prima della chiusura del contratto dei metalmeccanici i datori di lavoro si apprestavano a tentare di rompere il fronte sindacale dando aumenti unilaterali. Un fatto del genere avrebbe senza dubbio portato in alcune parti del Paese a scontri sociali gravissimi e riduzioni notevoli della produzione.
Va dato atto al ministro Damiano di aver trovato una mediazione che sarebbe stata impossibile a un governo provvisorio. Possiamo essere sicuri che negli altri contratti da chiudere non accada qualcosa di simile? Se la crisi di governo ha accresciuto i pericoli per la nostra economia in caso di recessione mondiale c'è solo da sperare che - non ostante le scarse conoscenze economiche di Tremonti gli abbiano fatto dichiarare che siamo in una crisi come quella del ’29 - questa non abbia luogo.
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