LE OCCASIONI PERDUTE
In queste ore non va in scena solo la probabile fine di una legislatura, va in scena qualcosa di più radicale. Non si sfugge alla sensazione di assistere in presa diretta alla crisi profondissima di un sistema politico: di un'idea di democrazia, se le parole non ci spaventano. Mercoledì scorso il Parlamento (potere legislativo) ha tributato un'ovazione quasi unanime a un ministro della Giustizia indagato (potere esecutivo) che attaccava frontalmente la magistratura (potere giudiziario). Lo ha applaudito senza sapere nulla, senza aver visto nessuna carta. A prescindere, come avrebbe detto il grande Totò. Gli assi portanti della nostra Costituzione sono andati in frantumi in un colpo solo. Non è bastato: Clemente Mastella e il suo partito-famiglia hanno deciso la crisi di governo perché non si sono sentiti sufficientemente difesi dal centrosinistra.
Cosa avrebbe dovuto fare Romano Prodi, organizzare assalti di massa alle procure? Nel frattempo lo statista di Ceppaloni ha cercato visibilità a «Porta a porta» e a San Pietro (e nessuno lo ha scacciato dal tempio), mentre gli italiani hanno letto quel che le intercettazioni telefoniche proponevano. Non vi hanno scorto probabilmente reati, vi hanno visto però la nitida immagine di un Paese in rovina, consegnato senza rimedio ad un familismo e clientelismo immorale. Nelle stesse ore hanno visto il governatore della Sicilia esultare - assieme a gran parte del suo partito, Forza Italia - per essere stato condannato «solo» a cinque anni in relazione ad un'indagine di mafia. Assistiamo a un'agonia, non a una crisi. Non è l'agonia della seconda repubblica, perché una seconda repubblica non vi è stata: vi è stato solo il prolungarsi, in altre forme, dei peggiori vizi che hanno segnato la crisi del Paese e del sistema politico sin dagli anni Ottanta. L'esperienza di centrosinistra finisce - o è finita da tempo - per molte ragioni, ma in primo luogo perché non ha saputo invertire una tendenza. Non ha dato corpo a un'ipotesi diversa di paese.
Certo, era difficile farlo con un sistema elettorale che fa di Clemente Mastella un alleato decisivo, ma non si sono visti tentativi seri in questa direzione. Non si è proceduto neppure su altri versanti: le montagne di rifiuti della Campania chiamano in causa una incapacità di governo che ha radici antiche ma anche responsabilità recenti. Ove si pensi alla vicenda del primo governo Prodi, la storia sembra ripetersi. Oggi come allora il governo cade dopo aver realizzato un impopolare ma necessario risanamento del paese, e nel momento stesso in cui potrebbe metterlo positivamente a frutto. Nel momento cioè in cui potrebbe redistribuire risorse e incentivi allo sviluppo (come aveva già iniziato a fare). Oggi come allora, inoltre, l'impopolarità di cui è circondato non dipende solo dalla durezza dei sacrifici che ha imposto: dipende dalla sua incapacità di delineare in modo chiaro e convincente un progetto di futuro Dipende, anche, dalla sua incapacità di dare avvio a quella rifondazione della politica che è stata chiesta tumultuosamente anche nei mesi scorsi, come già in passato.
Ieri Romano Prodi si è rivolto al Parlamento, portando la crisi nei luoghi che le sono propri. È apparsa una dignitosa uscita di scena più che una sfida. Difficilmente molti elettori del centrosinistra perdoneranno a chi li ha rappresentati sin qui di aver riconsegnato (probabilmente) il paese a quella che a loro appare, con molte ragioni, la vera, deteriore antipolitica: quella dei conflitti di interesse, delle leggi ad personam, del disprezzo per le regole. Nelle prossime (probabili) elezioni saranno molti gli elettori tentati di disertare le urne. E sarà difficile parlar loro con parole e argomenti convincenti.
Riproduzione riservata © Il Piccolo
Leggi anche
Video








