L’EFFETTO EUROREGIONE
L'Euroregione ha cominciato a camminare sulle proprie gambe, quelle dei consumatori e degli investitori; il resto verrà. L'apertura dei confini ha accelerato un processo in moto da tempo. Come sempre accade nelle vicende economiche, gli operatori si erano già mossi per sfruttare gli effetti attesi dell'apertura. Ma, indubbiamente, l'abolizione dei valichi ha reso visibile per tutti quello che, prima, potevamo solo immaginare. Da questo momento in poi, potremo sentirci come abitanti di un unico territorio, su cui spostarsi a seconda delle convenienze. Il movimento dei consumatori potrà avere forse, nell'immediato, effetti non del tutto positivi, per la città.
Infatti, gli ultimi vent'anni hanno portato Trieste a trovarsi come in una conca, attorniata dalla grande distribuzione, collocata in territorio sloveno, e oltre il Lisert. I consumatori italiani si sposteranno per cercare convenienze in Slovenia, e quelli sloveni potranno cercare i vantaggi di grandi catene e degli outlet collocati in Friuli e Veneto. Questa situazione è oggi ulteriormente appesantita dalla sgradevole novità, per i triestini, dell'abolizione della benzina agevolata, che farà riprendere il pellegrinaggio in Jugo, come si diceva e faceva una volta. Ma c'è, d'altro lato, un movimento favorevole, aperto già nel 2004 dall'entrata in Europa della Slovenia; un movimento che ha già cominciato ad accelerare prima dell'abolizione dei confini, e che dalla loro cancellazione trova un ulteriore impulso ad entrare in fase di realizzazione.
Si tratta di quel complesso movimento di iniziative e di capitali che ruotano intorno al ruolo di Trieste all'interno della piattaforma logistica dell'alto Adriatico. Si tratta, innanzitutto, di investitori nella nautica, italiani, sloveni od insieme italiani e sloveni, che hanno già cominciato a guardare a Monfalcone e a Trieste come luoghi deputati per nuove e rilevanti produzioni. I vantaggi competitivi dell'area in questo campo sono: la presenza di personale con grandi professionalità, le facilitazioni offerti dal Punto franco per movimentare sia gli input che la produzione, sfuggendo alle maglie doganali, nonché l'attenzione che le autorità locali e regionali hanno concretamente mostrato per lo sviluppo del distretto nautico. Un altro settore che si sta mettendo in movimento è quello logistico. Le ferrovie italiane sono molto interessate ad entrare come operatori nel porto di Trieste, ma l'ambito degli accordi che si stanno stringendo tra i porti di Trieste e Capodistria, apre nuove prospettive.
Si può pensare ad una cooperazione tra ferrovie italiane e slovene che potrebbero, a loro volta, far fronte comune per trattare con la società ferroviaria tedesca, la Deutsche Bahn, che ha mostrato già grande interesse per la proiezione adriatica dei traffici del suo entroterra. Lo sviluppo di questa rete logistica, sia infrastutturale che di gestione, è cruciale per dare una sponda concreta a tutte le dichiarazioni di interesse, che grandi colossi imprenditoriali e finanziari, hanno fin'ora espresso, per entrare nella gestione dell'attività logistica portuale. In questo quadro trova la sua collocazione la vicenda di Ferneti. Di fatto, il movimento di cooperazione per la costruzione dei retroporti, e dei collegamenti tra i porti di Trieste e Capodistria, è già partito. Trieste può presentarsi in questa trattativa con una carta importante: un autoporto già funzionante, Fernetti.
Il porto di Capodistria, com'è noto, infatti, ha comprato una rilevante area a Sesana che, insieme a quella di Fernetti, potrà, ma solo in futuro, costituire un polmone cruciale per la movimentazione dei due porti. La questione da decidere è la proprietà dell'area dell'autoporto. Il punto è che in questo retroporto dovrà essere spostato una parte del Punti Franchi del porto di Trieste. E' ovvio che questo trasferimento troverà meno ostacoli giuridici se la zona fosse di proprietà del porto; mentre in caso contrario, gli ostacoli potrebbero essere insormontabili. In questo secondo caso ci dovremo presentare alla trattativa senza la carta Fernetti. Questo, magari, ci indebolirà, ma il processo è già in moto, e non si fermerà. Le istituzioni, regione ed enti locali, hanno dato una spinta al processo trovando le prime intese sull'Euroregione. Guardandosi intorno, si percepisce, però, che l'Euroregione si sta mettendo in moto anche oltre le attese istituzionali. Sta ora alle autorità esercitare al meglio il proprio ruolo, che è quello di favorire e facilitare il processo, alla fine del quale saremo, si spera, più europei, ma anche in migliori condizioni economiche.
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