Legambiente dà i voti ai capoluoghi italiani Trieste conquista la maglia nera in regione

Pubblicato il report “Ecosistema urbano”. Città bocciata per numero di alberi e trasparenza. Bene i consumi idrici 

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Promossa su consumi idrici e tasso di motorizzazione, bocciata sulla quantità di alberi e soprattutto sulla trasparenza, Trieste perde dieci posizioni (da trentesima a quarantesima) nella classifica di “Ecosistema Urbano”, il report 2020 sulle performance ambientali dei capoluoghi italiani presentato da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 ore.

Quella del capoluogo è la posizione più bassa in regione (il punteggio è di 57,70), con Pordenone sul podio (terzo posto, più uno, con 76,71, alle spalle di Trento e Mantova), Udine ventiseiesima (meno otto, 62,18) e Gorizia trentatreesima (meno quattro, 59,71). Ma c’è di più. Trieste, informa l’associazione, non ha inviato i dati 2019 e pertanto i valori evidenziati negli indicatori del report fanno riferimento al 2018 fatta eccezione per quelli raccolti da fonte Ispra, Aci e Istat. «Dispiace - commenta il presidente regionale Sandro Cargnelutti - perché è stato il solo Comune a non collaborare all’indagine».

“Ecosistema Urbano” fotografa le prestazioni ambientali del Paese attraverso l’analisi di cinque principali componenti presenti in una città: aria, acque, rifiuti, mobilità, energia. I punteggi da 0 a 100 assegnati da Legambiente ai 18 indicatori individuati identificano il tasso di sostenibilità della città reale rispetto a una città ideale. La pagella triestina risente però appunto di alcune verifiche mancanti ed è in ogni caso peggiorata rispetto a un anno fa.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria c’è un’alternanza di situazioni un po’ in tutta la regione, Trieste compresa, si legge nel report: a fronte di leggeri miglioramenti per il biossido di azoto e l’ozono si registra un innalzamento dei livelli di polveri sottili. Su un dato 2018, il capoluogo, con 140 litri giornalieri per abitante, è invece il comune con il minor consumo idrico, in un contesto in cui il valore medio regionale (159,5 l/giorno pro capite), pur abbassandosi di circa l’1,5% rispetto all’anno precedente, e del 4,8% rispetto al 2017, resta superiore al valore medio italiano, pari a 148 litri. Quanto alla dispersione della rete (ovvero la differenza tra l'acqua immessa e quella consumata), Trieste si conferma, al contrario, il territorio con il primato delle perdite (40,7% a fronte di un dato inferiore al 15% a Pordenone). La capacità di depurazione, vale a dire la percentuale di popolazione servita da rete fognaria delle acque reflue urbane, vede però Trieste, Gorizia e Udine sopra il 90%, mentre Pordenone conferma l’incremento sostanziale fatto registrare nel 2017 (dal 62% del 2016 al 76% del 2017), ma rientra tra le undici città che non raggiungono l’80%. Dati superati in città anche per la produzione di rifiuti urbani, che continua a crescere in tutti i capoluoghi, ma vede Trieste, nel 2018, a 479 chilogrammi pro capite, sotto la media regionale di 517 e quella nazionale di 530. In leggera crescita la percentuale della raccolta differenziata che raggiunge un valore medio Fvg di 64,25%, poco distante dall’obiettivo di legge del 65% fissato per il 2012, ma con sostanziali differenze tra le quattro città e Trieste ultima, sempre su dati 2018, con il 41%.

Nel capitolo disponibilità di alberi in area di proprietà pubblica ogni 100 abitanti, il capoluogo non supera il 10, contro una media regionale di 23,75 (Gorizia è a 26), mentre sul verde fruibile in città Trieste è a 66,8 metri quadrati per abitante, terza dietro a Gorizia (137) e Pordenone (111,4). Nell’ambito infine della motorizzazione, Trieste ha 53 auto circolanti ogni 100 abitanti, il tasso più basso in regione (68 a Gorizia) e sotto la media nazionale di 64,6. —

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