L’esempio di Elvio e Giuseppe i due custodi della Resistenza

Entrambi classe 1927 sono gli ultimi testimoni viventi del Battaglione Alma Vivoda Il primo negli anni si è dedicato alla politica, il secondo ora si racconterà nelle scuole
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MUGGIA. Sono entrambi classe 1927. Entrambi ex operai. Ed entrambi combattenti partigiani, gli ultimi protagonisti in vita del Battaglione Alma Vivoda. Elvio Russignan e Giuseppe Della Valle sono i testimoni viventi di uno straordinario tuffo nella complicata storia del Novecento avvenuto grazie alla recente mostra “Il Battaglione Alma Vivoda”, rassegna ospitata nella Sala comunale d’arte Negrisin e organizzata dall’Anpi, la cui sezione locale è dedicata a Giorgio Marzi, padre dell’attuale sindaco Laura.

Oltre 800 persone hanno visionato l’esposizione dei documenti ereditati da Gino Fontanot, dirigente del Pci, consigliere comunale muggesano e provinciale, scomparso il 13 luglio dello scorso anno. Nell’archivio personale del sindacalista e partigiano - lui stesso appartenente al Battaglione Alma Vivoda, della cui Prima compagnia era stato commissario, il suo nome di battaglia era “Clipper” - sono state rinvenute anche 302 schede dettagliate con nomi e cognomi dei partigiani facenti parte dell’Alma Vivoda, il battaglione antifascista intitolato appunto ad Amabile “Alma” Vivoda.

Un battaglione autonomo della 14.ma Brigata Garibaldi Trieste, composto da partigiani italiani, sloveni e russi, che, dopo essere stato quasi cancellato tra i caduti nella battaglia di Kucibreg, e dopo le successive deportazioni in Germania e Polonia da parte dei nazisti, venne ricostruito e inquadrato nella Divisione Garibaldi-Natisone, fra i primi reparti partigiani giunti a Muggia il Primo maggio del 1945.

Inizialmente, a conti fatti, l’ultima componente del battaglione, scomparsa peraltro recentemente, il 10 marzo scorso all’età di 96 anni, era Lidia Zupin, vedova Milkovic, conosciuta con il nome di battaglia di “Maida”. Nata a Muggia il 29 gennaio 1922, personaggio carismatico, “Maida” aveva più volte raccontato le proprie vicissitudini durante il secondo conflitto mondiale, in cui era riuscita a scampare per miracolo ai rastrellamenti dei nazifascisti. Lidia Zupin, però, non era l’unica ex combattente del Vivoda rimasta in vita. Grazie anche all’analisi dei documenti esposti alla Negrisin, sono stati ritrovati ancora in vita non uno ma ben due componenti del battaglione. Il primo, come detto, è Elvio Russignan, nato a Muggia, di professione tornitore, che svolse il ruolo di corriere del battaglione fino all’ottobre del 1944 con il nome di battaglia di “Azim”.

Il secondo è Giuseppe Della Valle, originario di Capodistria, meccanico, che entrò nel Vivoda il 24 luglio 1944: guadagnatosi il titolo di sergente militò poi in altri battaglioni (il Triestino e il Fontanot) sino al 29 giugno 1945. Se Della Valle è rimasto con il Vivoda solamente pochi giorni, prima di essere destinato al Battaglione Triestino e successivamente in Friuli, paradigmatica è la storia di Russignan.

“Azim” proveniva da una nota famiglia di antifascisti. La zia Etta era finita al confino a Matera, lo zio Francesco finì nel campo di concentramento tedesco di Dachau. «Una soffiata ci informò che la Banda Collotti, da tempo in azione con vari rastrellamenti, mi aveva preso di mira. Io scappai a San Servolo. Inizialmente portavo medicine ed armi. Poi venni formato ed arruolato come combattente dell’Alma Vivoda», racconta lo stesso Elvio Russignan.

Il muggesano, dopo aver contratto il tifo ed esserne guarito, alla fine del conflitto va a lavorare come tornitore nel Cantiere Felszegi, anche se poi sarà il calcio la sua carta vincente, che lo porterà a giocare anche a Genova e Trapani, prima di tornare a Muggia dove ricoprirà anche il ruolo di assessore allo Sport nella Giunta Millo. Giuseppe Della Valle, intanto, si è reso disponibile per portare la propria testimonianza anche nelle scuole, appoggiando il progetto di coinvolgimento degli istituti scolastici che la sezione muggesana dell’Anpi ha intenzione di realizzare entro l’anno, potendo contare anche sul vasto materiale inedito lasciato in eredità da Gino Fontanot e su altri documenti, in possesso di alcuni familiari, del Battaglione Alma Vivoda.

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