L’exploit di Moretti oscura Omar Greco

E dire che non pochi, in casa centrosinistra, lo davano per spacciato. Eppure, il renziano Diego Moretti, vicesindaco di Staranzano, con i suoi 1.723 voti di preferenza tributatigli dagli elettori dell’intera circoscrizione di Gorizia ha insegnato che “tutto è possibile”. L’amministratore staranzanese si è collocato al secondo posto nella “graduatoria” di Collegio, subito dopo l’assessore provinciale Sara Vito. Un risultato di tutto rispetto considerato che il segretario provinciale del Pd, nonchè vicesindaco di Monfalcone, Omar Greco, s’è fermato a 1.433 voti. Moretti, forse a sorpresa, ha rastrellato il rastrellabile, distanziando il collega monfalconese di 290 preferenze. Nella cintura di Città mandamento ha raccolto 1.119 consensi, giocando la sua migliore partita peraltro in casa propria, a Staranzano, che gli ha assegnato 514 voti. E se Greco non ha certo sfigurato nella sua città dei cantieri, dove si è imposto con ben 601 preferenze, l’apporto dell’hinterland gli ha fruttato 955 preferenze. Moretti, con 1.276 voti complessivi, ha staccato il segretario provinciale del Pd di 150 preferenze. Nel resto dell’Isontino il vicesindaco staranzanese s’è portato a casa 447 voti, lasciando indietro Greco di 140 preferenze. La performance di Moretti in campagna elettorale evidentemente lo ha premiato. Certo è che tra un renziano e un berlusconiano, passando per i fatti romani e il pesante astensionismo, la scelta l’ha fatta l’elettorato. Ma Moretti la mette diversamente: «So di aver raccolto consensi non solo dai renziani. Sono partito svantaggiato. La mia candidatura è stata ufficializzata tardi, negli ultimi giorni prima della definizione delle liste, per cui ha avuto a disposizione meno tempo per sviluppare la campagna elettorale. Avevo comunque meno visibilità rispetto a candidati come Sara Vito e Omar Greco. Alla mia candidatura non ci credeva nessuno, mi davano al terzo o quarto posto». Cosa dunque ha pagato? «Innanzitutto l’attività amministrativa condotta sul territorio in questi anni», osserva Moretti che subito vuole sottolinearlo: «Il risultato attribuitomi da Staranzano mi riempie di orgoglio». Ammette poi che l’effetto-Renzi in qualche modo ha costituito «un elemento di novità». E che l’astensionismo, assieme alle “peripezie” della Capitale, hanno dato il loro contributo nel rimettere tutto in discussione. Ma aggiunge: «Ho avuto sostegno da tantissime persone, soprattutto fuori dal partito e anche fuori dal mio territorio di provenienza locale. In tanti si sono spesi per me in modo forte. È un elemento che ha inciso molto». Lo staranzanese un sassolino dalla scarpa se lo toglie: «Ciò che ho ritenuto poco corretto è che qualche importante esponente istituzionale (Gherghetta, ndr) ha fatto passare il messaggio secondo cui i voti a mio favore non servivano».
Intanto in casa centrodestra non mancano le riflessioni del “day-after”. Perchè i pur ottimi risultati conseguiti da Anna Maria Cisint (Autonomia Responsabile) e da Giuseppe Nicoli (Pdl), anche nella città operaia di Monfalcone, non sono bastati alla loro elezione. Nicoli non va per il sottile: «È stata una sconfitta senza attenuanti - ha commentato -. Non ha vinto la Serracchiani, ma ha perso Tondo. La sua campagna elettorale mi ha ricordato Illy di 5 anni fa. Ha pagato l’eccessiva sicurezza nell’avere la meglio sul centrosinistra». Quindi aggiunge: «È una sconfitta anche per il Pdl che ha assunto scelte rivelatesi perdenti, mettendo in campo più candidati. Trovo inopportuno che Tondo abbia puntato su una lista civica (Autonomia Responsabile, ndr) che di fatto, anzichè rappresentare un valore aggiunto ha invece svuotato il suo partito, lasciando peraltro disorientate le altre forze politiche che lo hanno appoggiato. Ritengo che su tutto questo i vertici provinciali e regionali del Pdl debbano fare un’attenta riflessione e un esame di coscienza».
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