Lezione di storia, il mito degli Asburgo a Gorizia

Un'altra domenica, un altro appuntamento con la storia. Questa volta, a farci fare un tuffo nel passato, ad azionare la macchina del tempo ci ha pensato Alessio Stasi, laureato in teologia a Udine e in storia e beni culturali della Chiesa all’università Gregoriana di Roma, sacerdote, notaio della curia arcivescovile di Gorizia e docente di storia della Chiesa presso la filiale di Udine della facoltà teologica del Triveneto.
L’appuntamento, terzo incontro con il pubblico nel periodo autunno-inverno 2016-2017 (dopo quelli con Paolo Mieli e Marta Verginella) volto alla realizzazione nel territorio goriziano di un museo diffuso del Novecento, aveva per titolo “Gorizia Asburgica. Riletture di un legame storico”. Si è tenuto al teatro Verdi e non ha mancato di attirare l’interesse di numerosi appassionati e semplici curiosi, indice di come la storia interessa eccome.
Il sindaco Ettore Romoli l'ha aperto parlando di «un'occasione importante per rivivere un periodo che ha caratterizzato profondamente la nostra città. Il Comune in questi anni ha voluto, tramite più iniziative, far riscoprire le radici di Gorizia, recuperare la memoria che troppe volte è diventata una memoria di parte».
Quindi, a introdurre Don Alessio Stasi è stato Dario Stasi, direttore del giornale di frontiera Isonzo Soca.
Don Stasi ha aperto il suo intervento ponendo alcune domande: perché abbiamo bisogno dei miti e perché Gorizia ha bisogno del mito asburgico? I miti sono qualcosa di positivo o di negativo?
Ebbene, «Un mito può essere positivo o negativo - ha affermato lo storico -. Di certo, l'uomo ha bisogno di miti. "Mito" in greco significa "narrazione". Gorizia asburgica può essere un enorme calderone dove ognuno ci mette dentro ciò che vuole. Si può dire che un mito è buono quando cerca di guardare al futuro; non è buono se evita le fonti.
Le fonti per la Gorizia asburgica sono prima di tutto quelle degli archivi come l'Archivio storico provinciale (che tuttavia nell'attuale marasma istituzionale non trova degna collocazione) ma molto importanti sono anche gli archivi privati».
Ma il mito asburgico per Gorizia è positivo o negativo? «Non è negativo tout court. Quel che lascia perplessi è come questo mito spesso si manifesta - ha detto Alessio Stasi -. Rifugiarsi nel passato diventa dannoso. E perché, allora, Gorizia vive nel suo passato (o nei suoi passati, visto che non c'è solo un passato asburgico)? Il suo passato è importante ma forse perché non riesce a pensare a un futuro».
Alex Pessotto
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