Licenziamenti alla Burgo La Regione incalza Roma

Si avvicina il pomeriggio di venerdì quando in piazza Unità tutti i protagonisti della crisi Burgo saranno a confronto, per capire quali margini ci siano per salvare lo stabilimento di Duino, messo in ginocchio dai 153 licenziamenti che limitano a 219 gli organici dell’ormai storico insediamento alle bocche del Timavo. E la Regione, attraverso il vicepresidente e assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello, prende la prima posizione ufficiale da quando la vicenda è deflagrata giovedì scorso.
La strategia della giunta Serracchiani si muove lungo tre direttrici: conoscere il piano del gruppo cartario, promuovere il contatto con il ministero dello Sviluppo Economico, attrezzare la disponibilità all’intervento diretto. Vediamone la sequenza nelle parole di Bolzonello. «La Regione - dice l’assessore pordenonese, ieri impegnato anche dalle difficoltà dell’azienda spilimberghese “Sintesi” - ha già chiesto di conoscere il piano industriale della Burgo e in base a esso si dovrà finalmente fare chiarezza. Abbiamo chiesto l’attenzione del governo nazionale e a questo proposito siamo in contatto con il Mise per un tavolo in sede ministeriale».
«Comunque - aggiunge Bolzonello - presidiamo il livello territoriale e abbiamo già espresso la disponibilità ad affrontare la situazione con gli strumenti della Regione, ma occorre che vi sia trasparenza e chiarezza». «Non vogliamo - insiste e conclude il vice della Serracchiani - che il Friuli Venezia Giulia perda questo insediamento produttivo e faremo tutto il possibile per indirizzare in questa direzione i rapporti con l’azienda».
Bolzonello si tiene prudente sulla tipologia di strumenti adottabile, d’altronde la Regione attende ancora di ricevere il piano industriale e questo sembra dirla lunga sulle modalità del blitz condotto dal quartier generale vicentino di Altavilla, che in Friuli possiede anche il sito di Tolmezzo. E non è casuale che Bolzonello, memore degli incontri tra la Serracchiani e l’amministratore delegato del gruppo Paolo Mattei, abbia parlato di «trasparenza e chiarezza». Logico, infine, il “ponte” con Roma, dal momento che Burgo è una realtà di caratura nazionale con 10 stabilimenti operanti.
Forse tramortita da una botta con pochi precedenti in zona, la politica triestina si sta lentamente riprendendo e tenta di reagire a un disastro sociale annunciato. Prima mossa è quella del Consiglio comunale di Trieste che, per quanto non competente da un punto di vista squisitamente amministrativo, discuterà domani sera una mozione urgente sulla Burgo presentata dai capigruppo “civici” Roberto Decarli (Trieste cambia), Patrick Karlsen (Cittadini per Trieste), Cesare Cetin (Trieste adesso), Maurizio Ferrara (indipendente). Al dibattito consiliare presenzierà lo stesso sindaco Cosolini «per necessaria attenzione nei confronti di una grande realtà produttiva del territorio». La mozione attacca vivacemente la Burgo, perchè «del piano industriale ancora non sappiamo niente mentre l’azienda dà per certi i licenziamenti già questo ci pare un metodo assolutamente inaccettabile». Il documento del quartetto civico ha una esplicita valenza politica, in quanto intende far fronte comune con gli altri Consigli comunali della Provincia «per ricercare soluzioni alternative agli annunciati licenziamenti». Coinvolge i sindaci delle amministrazioni triestine e il presidente della Provincia perchè s’impegnino in questa «battaglia dai risvolti prevalentemente sociali-occupazionali». Chiama in causa la visita del sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova, che a maggio aveva proposto un incontro con i vertici Burgo di cui non si è poi avuto notizia. Si muove anche il Comune più colpito dai licenziamenti, quello di Duino Aurisina. Proprio il sindaco Kukanja aveva organizzato l’incontro tra le rsu e la Bellanova. Ma sono le opposizioni, con Massimo Romita e Silvia Iurman, a chiedere una capigruppo sull’emergenza Cartiera.
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