L’IMPOTENZA DELLO STATO
Quando una struttura cede, i primi bulloni vengono via lentamente, i successivi invece saltano in sequenza accelerata. Quindici giorni italiani, una raffica di bulloni. Saltato quello del patto sociale elementare di diritti/doveri: l’immondizia, l’impotenza dello Stato e il cupio dissolvi della gente. L’incapacità, l’impossibilità di rimuovere i rifiuti con scienza e consenso. L’immondizia è lì e cresce, lo Stato non usa forza fisica e non ne ha di morale. Saltato il bullone del rispetto della volontà generale: duecento caricature di studenti, duecento comparse dell’avanspettacolo dell’impegno politico hanno sbarrato le porte, non tanto al Papa quanto alla cultura, quella laica per prima.
Ed è stato loro consentito. Da uno Stato che da tempo allenta il bullone della legalità: gli autotrasportari sequestrano autostrade, i contrari alle discariche paesi e porti. E a nessuno è stato detto che prima si sgombera e poi si dialoga e non viceversa. Un’informazione che teme di rovinare l’appeal dello spettacolo evita di dire prima e subito che erano solo duecento. Per non sgonfiare l’effetto protesta, fatica a domandare: "Scusi, l’immondizia è anche sua, vuole che la tolgano? Per metterla dove?". Anche il bullone della credibilità gira a vuoto.
Fuori uno, fuori due ed è saltao il terzo bullone, quello che teneva in equilibrio almeno precario i poteri, insomma il bullone della democrazia. Equlibrio? Siamo al reciproco e conclamato disprezzo tra politica e magistratura. Questa disprezza la politica al punto di far finta di non vedere la differenza tra la moglie di un ministro in carcere perchè ha rubato e la moglie di un ministro addidata al pubblico ludibrio dei domiciliari (comunicati coerentemente prima alla stampa e poi a lei) per una storia di volgari raccomandazioni. Magistrati vittimisti e sediziosi in tv, magistrati che considerano criminogena la stessa attività politica e ieri hanno organizzato la "retata Udeur". E la politica, un Parlamento intero, che celebra il suo disprezzo per la magistratura con la calda solidarietà al ministro proclamato d’ufficio e di cuore vittima di vendetta trasversale dei giudici sulle pelle della moglie.
Non cade al mattino il governo per le dimissioni di Mastella. Anche se dovrebbe. Ma non cade perchè è l’ultimo bullone, pur usurato e cigolante. Non c’è una legge decente con cui andare a votare. Non c’è alla testa dell’opposizione un uomo di Stato: appena ieri Berlusconi sta con Mastella, ieri arruolava la Forleo e De Magistris tra gli eroi anti-Prodi. Verdi e An aizzano gli anti discarica, Di Pietro i giudici, l’Udc i soldati di Cristo, la Lega i cacciatori di stranieri. Rifondazione rivuole la scala mobile, il Pd teorizza la mitezza, soprattutto del pensiero.
Mastella ministro vittima e invitato da Prodi a restare. Poi, al pomeriggio, ministro anche indagato con sopravvenuto serale imbarazzo di Palazzo Chigi. Dice che ci penserà a cosa fare, corre dalla moglie, dice di preferire la famiglia allo Stato. Non solo il Parlamento, ma l’Italia sbullonata applaude l’addio alle armi dell’uomo pubblico e giudica nobile la scelta privata. Salta l’ultimo bullone, quello che lega (legava?) Il focolare alla polis. Al cinema, quando saltano i bulloni della paratia, tutti corrono a tappare. Nel sommergibile Italia, tutti si scansano cercando un compartimento stagno che non c’è.
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