L’INCERTEZZA AL GOVERNO
L’atmosfera è oramai di ineluttabilità, quasi di rassegnazione. L’ultima volta che nella politica italiana ha fatto la sua comparsa il termine "appoggio esterno" fu quando, alla fine degli anni ottanta, si stava esaurendo l’esperienza del pentapartito. Il precoce democristiano Clemente Mastella era già pervenuto alla sua quarta rielezione in Parlamento e certo non poteva immaginare che un giorno sarebbe stato costretto a dare le dimissioni, uno dei comportamenti in assoluto meno democristiani.
Adesso, al Senato, il governo dipenderà, provvedimento dopo provvedimento, dalle decisioni estemporanee dei senatori dell’Udeur. Alcune di queste decisioni saranno sicuramente influenzate anche dagli sviluppi del dibattito sulla riforma elettorale. Curiosamente, le dimissioni di Mastella sono state date in coincidenza con la dichiarazione della Corte Costituzionale che i referendum elettorali sono ammessi. Dunque, in assenza di avvenimenti particolarmente gravi, come lo scioglimento anticipato del Parlamento, ovvero particolarmente inaspettati, come l’approvazione di una riforma elettorale decente e condivisa, il referendum si terrà in una domenica fra il 15 aprile e il 15 giugno. Mastella aveva promesso, qualcuno direbbe "minacciato", di uscire comunque dal governo se il referendum non veniva sventato. Adesso, ha una ragione in più per rimanerne fuori. D’altronde, diventa sempre più chiaro che, da un lato, Veltroni non ha sufficiente capacità di persuasione nei confronti dei suoi alleati, alcuni dei quali vorrebbe ridurre ai minimi termini, ma non sa neanche come coinvolgere il volubile Berlusconi; dall’altro lato, non esiste più un capo riconosciuto dell’intera opposizione che va in ordine sparso mentre Berlusconi ha un unico ossessivo, limitato, ma limpido obiettivo.
L’obiettivo è tornare alle urne il prima possibile, non importa con quale sistema elettorale. Mastella può decidere della vita del governo dell’Unione, ma non della riforma elettorale e neppure del referendum. Comunque, altri, più importanti problemi gli premono fra i quali, in special modo cruciale, nel caso una nuova campagna elettorale fosse alle porte, si staglia la necessità di procedere al salvataggio della struttura dell’Udeur in Campania, suo cospicuo serbatoio di voti, il cui gruppo dirigente risulta essere quasi totalmente inquisito. La sopravvivenza della sua organizzazione politica è essenziale alla sua carriera e alla sua stessa personale sopravvivenza politica. La durata di vita del governo Prodi non può più essere la prima delle preoccupazioni dell’ex-ministro Clemente Mastella.
Inaspettato nei termini nei quali si presenta, lo sfilacciamento dall’interno del governo Prodi che, pure, aveva stoicamente respinto le sedicenti spallate di Berlusconi, appare irrefrenabile. In una politica dai tempi lenti e lunghi, la vita del governo potrà trascinarsi grama e triste ancora per qualche mese, fino alle "forche" referendarie. Qualche volta "comprare" tempo serve a trovare soluzioni. Nelle attuali condizioni, lasciare passare del tempo senza risolvere in maniera drastica la crisi rischia invece di produrre brutte degenerazioni. Non si può aspettare Mastella; non si deve dipendere dai suoi voti.
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