L’INGORGO A NORDEST

La crescita dell’Est mette in crisi il Nordest. Sembra un paradosso ma è così. Quella che dovrebbe essere una opportunità rivela invece un limite. La saturazione della autostrada Venezia-Trieste, prevista e annunciata, getta lo scompiglio tra due regioni che dovrebbero ormai condividere una comune strategia territoriale di riposizionamento in Europa. Il traffico fa esplodere la rete, quella autostradale, concepita, come capacità e come assetto societario, prima del muro, al servizio del cul de sac nordestino, divenuto oggi un’area ponte continentale. Ma lo sconvolgimento geopolitico dell’Ottantanove ha lasciato inalterati gli assetti infrastrutturali e gestionali precedenti, che oggi mostrano in pieno la corda.


L’onda annunciata dei Tir dell’Est travolge il Nordest e lo pone in nuova emergenza prima ancora che il Passante di Mestre, celebrato come la vera panacea, sia concluso. Oggi tocca alla Quarto d’Altino-Villesse, più in là toccherà ai valichi alpini. Si va per saturazione come nei vasi comunicanti. La Alta Velocità/Alta Capacità, vera alternativa ad una visione tutta stradale del Corridoio V europeo, viene addirittura imputata di essere l’ostacolo alla terza corsia di Autovie, attesa da anni. Per gli oneri dell’affiancamento: alcune centinaia di milioni per i sovrappassi maggiorati. Se non è il mondo capovolto poco ci manca.


Il Veneto, dichiarandosi padrone del proprio territorio, devia la nuova ferrovia sulla costa, allontanandola dall’autostrada, in realtà spostando il tracciato in zone a rischio, ambientalmente sensibili e oggetto sicuro di contenziosi futuri. Questo equivale ad allontanare la realizzazione. Quantomeno di un decennio, roba per figli o nipoti. E qui arriviamo al punto. Due regioni con lo stesso problema devono convergere su visioni condivise prima ancora che su progetti e strumenti comuni. Nell’Europa a ventisette occorre una marcia in più: occorre competere a livello territoriale prima ancora che a livello aziendale o urbano. E il Nordest deve imparare a fare massa critica delle sue risorse, che sono molte ma frazionate, semplificando la quantità delle strutture decisionali. Che sono troppe.


La Tav, da Verona a Trieste, è per certo il progetto più ambizioso, non solo per i costi e la tecnologia, ma per il disegno che lo regge. Aprire il Nord del paese, per taluni la Padania, alle relazioni est-ovest, sottraendosi alla dipendenza nord-sud generata dal dopoguerra europeo. Ma è assai difficile immaginare un futuro a Nordest affidato alla sola mobilità stradale come ricaduta domestica della transizione al mercato dei nostri vicini orientali. Una prospettiva insostenibile e arretrata nell’Europa che conta. Il decisore veneto, che alle strade sembra avere affidato la sua visione strategica, non sembra preoccuparsene. La raccolta del consenso nel breve allontana visioni nuove nel lungo. Occorre un vero capovolgimento: pensare piuttosto nel lungo per agire bene nel breve.


Là dove la abbinata previsione-programmazione funziona, come in tanta parte d’Europa – a partire dai cugini spagnoli – le decisioni di oggi si compongono in una strategia di sistema paese o di macro regione europea. La teoria dell’emergenza rimane così circoscritta alle catastrofi naturali piuttosto che alle vicende stradali. Ma tant’è, oggi il problema comunque esiste e va risolto. In assenza di novità infrastrutturali, nel breve è giocoforza imboccare la via della regolazione, del traffico e dei Tir sulle autostrade. Per pura sopravvivenza. Secondariamente, nel medio, pensare ad una visione dei flussi est-ovest che affianchi la strategia ferroviaria sviluppando un concetto logistico di corridoio. Assistere cioè la crescente mobilità delle merci con una intelligente gestione plurimodale del trasporto.


Oltre cioè l’attuale pratica da porta a porta degli autisti sottopagati di Tir orientali. Sul corridoio logistico le regioni del Nordest potrebbero utilmente investire risorse finanziarie e organizzative lavorando per il mercato e favorendo la crescita di chi nel mercato opera. In sintonia con l’Europa che compete dentro una modernità sostenibile, la nuova ferrovia Verona-Trieste diverrebbe così la dorsale ideale per i tutti i porti, interporti, aeroporti e imprenditori della logistica di un Nordest che compete, in Europa e nel mondo.

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