L'ira di Dipiazza: 'Una decisione folle'
Il primo cittadino non si dà per vinto: «Faremo tutti i ricorsi possibili e organizzerò manifestazioni di protesta»
«Una decisione folle che, oggi, mi fa vergognare di essere italiano». Roberto Dipiazza abbandona il politicaly correct e ricorre ad espressioni forti perché, spiega, «contro chi calpesta gli interessi della mia città, io vado giù duro».
Ecco allora gli strali lanciati verso i giudici del Tar: «Sono stanco di queste persone che decidono senza tener conto delle esigenze della vita reale» -, e l’attacco contro la Regione che «penalizza gli imprenditori già provati dalla crisi e toglie ai cittadini servizi preziosi come la possibilità di fare la spesa di domenica». Parole a cui, assicura, seguiranno i fatti sia in tribunale - «Ricorreremo al Consiglio di Stato» -, sia nelle piazza. «Promuoverò io stesso delle manifestazioni popolari - annuncia -.
Manifestazioni contro i giudici che hanno accolto la sospensiva e contro la Regione che ha voluto una legge vergognosa». Un sindaco di centrodestra a capo di una protesta contro una giunta dello stesso colore, quindi? «Certo, perché siamo cittadini e non sudditi - conclude -. Del resto ho già scritto ad alcuni assessori dicendo che si stava meglio quando si stava peggio». Come dire che Bertossi ha fatto meno danni di Ciriani. «Il Comune di Trieste lasci perdere i tribunali e desista da questa guerra, nella quale la Regione è stata trascinata suo malgrado - è la replica a distanza dell’assessore regionale alle Attività produttive -. Il Tar ha ormai accolto le nostre preoccupazioni rispetto agli obiettivi della delibera: si parlava di città d’arte, ma in realtà si pensava solo ad un artificio per consentire ai negozi, e a un centro commerciale in particolare, di aprire liberamente la domenica». Valutazioni, queste ultime, definite «pretestuose e superficiali» dall’assessore comunale al Turismo.
«Siamo al paradosso - commenta Paolo Rovis -. Proprio sabato a Firenze Berlusconi ha annunciato una legge sulle città d’arte: il governo quindi punta a valorizzarle, mentre la Regione vuole cancellarle. La delibera è stata fatta per difendere la nostra economia e rispettare l’orientamento dell’aula. Ricordo poi che il Tar ha accolto solo la sospensiva, non il ricorso. E l’ha fatto, probabilmente, per senso di responsabilità ed evitare che tanti altri Comuni seguissero il nostro esempio, facendo quindi crollare la sua legge». (
m.r.
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