L’Isee non presentato costa la mazzata dell’Ater

I dati precisi su quanti utenti dell’Ater triestina stanno pagando un canone più alto a causa del passaggio all’Isee ancora non ci sono, ma di certo una mazzata è arrivata ai 340 che la certificazione non l’hanno proprio presentata (e per i quali l’Ater non è riuscita a individuarla): questo inizio 2017 riserverà ai “renitenti all’Isee” canoni da centinaia di euro, almeno fino a quando la loro situazione burocratica sarà sanata. Consentendo così all’ente di aggiustare il tiro. È il dato di maggior rilievo emerso ieri sera durante l’audizione in Consiglio comunale del direttore dell’Ater triestina Antonio Ius. L’assessore Mariagrazia Santoro, che in origine doveva partecipare alla seduta, era invece assente.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia Claudio Giacomelli è colui che ha invocato l’audizione: «Manca l’assessore quindi in aula non potremo discutere l’aspetto politico, le scelte fatte e le scelte future», ha detto. Nel mirino del consigliere l’adozione dell’Isee come criterio per la definizione dei canoni: «Si ottiene il risultato paradossale di aumentare l’affitto a chi ha un deposito bancario. In astratto è sintomo di benessere, ma così si finisce per penalizzare chi ha risparmiato». Ius ha descritto la situazione odierna dell’ente: «Oggi Ater Trieste gestisce un parco di circa 10mila 800 famiglie. La previsione delle entrate per il 2017 è di circa 18 milioni di euro, mezzo milione in meno rispetto al 2016». Un calo che il direttore imputa all’adattarsi di Ater alle condizioni di crisi economica. «Il canone medio mensile per il 2017 sarà di 140 euro - ha proseguito -. Il 57% della nostra utenza è composto da persone con Isee non superiore a 10mila euro. Questi si vedono applicato un canone medio di 75 euro al mese. Il più basso è di 16 euro, il più alto non supera i 130 euro al mese». Dati che Ius ha esposto «al netto degli oltre 300 utenti che non hanno presentato l’Isee e per i quali non è stato possibile rintracciarlo in alcun modo». Questi, appunto, riceveranno un canone alto, e potranno risolvere la situazione portando la documentazione agli uffici. Il restante bacino di utenza Ater è composto da Isee compresi fra 10mila e 33mila 334 euro: «Fatta eccezione per un 2% di Isee superiori ai 33mila 334 euro, che possiamo definire residuale». Il direttore ha poi esposto le modalità con cui gli uffici Ater gestiscono le difficoltà emerse. La presentazione di Ius ha generato un lungo dibattito tra i consiglieri. Il capogruppo Fi Piero Camber ha sottolineato l’importanza «dell’informazione degli utenti», chiedendo poi: «Quale correttivo si può portare agli aumenti, visto che la Regione si dice disposta a dialogare?». Il leghista Antonio Lippolis ha dichiarato: «Speravamo si intervenisse per individuare chi subaffitta, chi ha un reddito nero e il Suv in giardino». Tra gli altri interventi anche quello del capogruppo M5S Paolo Menis: «Dobbiamo ripensare il sistema a medio e lungo termine. Il problema non è costruire nuovi edifici, perché gli alloggi sfitti sono tantissimi. Dobbiamo trovare un meccanismo che metta in contatto domanda e offerta». Così il capogruppo Lega Paolo Polidori: «Servono parametri per integrare l’Isee. L’ente che ha dovuto applicare una legge mal fatta doveva prevedere le criticità». Per Giovanni Barbo (Pd) bisognerà «valutare eventuali correttivi» ed intervenire con «una rateizzazione degli aumenti laddove sono considerevoli»: «Nel complesso però gli introiti 2017 saranno minori quindi i cittadini pagheranno meno». Il sindaco Roberto Dipiazza è intervenuto per chiedere «collaborazione ad Ater nella gestione di una difficilissima situazione sociale». Per il socialista Roberto De Gioia «l’eliminazione dei presidenti da parte della Regione ha privato le Ater della testa politica»: «L’unica soluzione - ha detto - è un Ater autonomo per Trieste, che risponda alle nostre necessità peculiari». A fine dibattito Giacomelli ha rilevato: «Santoro diceva di sapere quanti pagheranno di più, ma il dato preciso non è emerso».
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