L’Isola torna alla carica per riavere la “sua” laguna

Il Comune ricorre in Appello contro la sentenza del commissario per gli usi civici che non ha accolto il riconoscimento del diritto sull’area Laccia-Comenzara
Di Laura Borsani
MONF 04X Monfalcone 6.7.05
MONF 04X Monfalcone 6.7.05

Continua nel segno del rilancio in sede giudiziaria la “guerra della laguna” tra Grado e Marano. Il Comune dell’Isola del sole non allenta la presa rivendicando il diritto di uso civico di pesca nella zona “Laccia-Comenzara”, cosiddetta delle “Barancole”, passata nel 2004, in virtù delle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato nell’ambito territoriale gradese. Allora Marano perse la titolarità amministrativa dell’area in questione, volendo però mantenere il diritto di pesca acquisito nei secoli. Diritto che, secondo il Comune di Grado, invece, era appannaggio dei propri pescatori, grazie al privilegio concesso dal doge Francesco Foscari nel 1429, oltre al fatto che ancora oggi la laguna di Grado è «allibrata al Libro fondiario come bene patrimoniale del Comune di Grado».

Con questa determinazione, pertanto, l’ente locale gradese intende ora impugnare in Appello la sentenza pronunciata a metà marzo dal commissario liquidatore degli usi civici per la regione Friuli Venezia Giulia, con la quale è stata rigettata la richiesta di riconoscimento del diritto di uso civico per l’area lagunare contesa. Procede dunque ad oltranza la battaglia giudiziaria, avviata tra Grado e Marano agli inizi del 2000. E l’isola rilancia, convinta delle proprie ragioni.

L’avvocato Stefano Cavallo, che tutela gli interessi del Comune gradese, ha osservato: «Nel 2010 ci siamo rivolti al commissario liquidatore regionale per gli usi civici di Trieste avviando la causa per il riconoscimento del diritto di uso civico di pesca, in ragione delle sentenze pronunciate dal Tar e dal Consiglio di Stato che, nel ridefinire i confini tra Grado e Marano, avevano assoggettato l’area “Laccia-Comenzara” nell’ambito territoriale gradese. Il commissario ha rigettato la nostra istanza sostenendo che avremmo dovuto prima richiedere la modifica del bando di uso civico, avviando quindi un procedimento amministrativo, anzichè giudiziario. A questo punto - ha continuato il legale -, ricorreremo in Appello contro la sentenza del commissario. Siamo convinti infatti della bontà delle nostre ragioni e continueremo a rivendicare il nostro diritto in ogni sede, per l’interesse dei pescatori e della comunità di Grado». Il legale ha aggiunto: «La questione poteva essere peraltro risolta dalla Regione, che tuttavia, pur avendone i poteri e a conoscenza della questione, non ha invece inteso intervenire mediante una specifica legislazione sul punto del contendere. Anzi, in sede di causa, la Regione, attraverso il proprio Ufficio legale, si è opposta alla giusta richiesta del Comune di Grado».

Il sindaco di Grado, Edoardo Maricchio, da parte sua ha commentato: «La nostra amministrazione comunale non ha alcuna intenzione di desistere su questa vicenda. Vogliamo infatti andare avanti fino in fondo per garantire un diritto, quello degli usi civici, che appartiene ai pescatori e alla comunità gradese».

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