Lo psichiatra Bertini: «La fusione? Una chimera»

RONCHI DEI LEGIONARI. Il comitato “No fusione”, a Ronchi, è uscito allo scoperto. E con esso anche i nomi di coloro i quali ne hanno dato vita, con l’obiettivo di contrastare l’avanzata di chi vorrebbe la cittadina unita a Monfalcone e Staranzano. Tra i 12 che hanno avviato questa esperienza, anche il suo coordinatore, il dottor Fabrizio Bertini, ronchese doc. Un uomo che non arriva dalla politica ma che, questa volta, ha deciso di “scendere” in campo. Com’è nata la decisione di aderire al comitato contro la fusione? «È nata dalla lettura del volantino dell’associazione “Città Comune” - risponde -. Le promesse inverosimili, l’accentuazione sul risparmio, sullo sfondo della solita antipolitica, quando è risaputo che dietro “Città Comune” ci sono interessi inconfessabili, c’è almeno una banca e ci sono i vertici del potere politico. Questo e altro mi ha fatto girare le rotelle, nel senso del mettermi in gioco e lavorare per la mia gente». Fabrizio Bertini non sembra credere a quelle che definisce delle “chimere”: «Non è per me più possibile - aggiunge - assistere passivamente a tanto scempio di verità, di democrazia reale, di onestà intellettuale. Anche se proviene da gente bene intenzionata che si professa e si sente di “sinistra”. Anzi, motivo di più per farlo. Che se quelle promesse le facesse un’entità politica di centrodestra, vabbèh. Ma che provenga dalla sinistra è diventato per me davvero intollerabile». E avverte: «Alcune fusioni possono essere una scelta democratica, mentre questo progetto mira invece a penalizzare la democrazia. Non molleremo e ricorreremo alla Corte Costituzionale e alla piazza se qualcuno dovesse imporre dall’alto la fusione tra i tre Comuni».
Bertini ricorda come Ronchi dei Legionari soffrirebbe se fosse legato mani e piedi al destino della città dei cantieri, delle cui scelte invece Monfalcone è ostaggio. Se invece Ronchi dei Legionari restasse una realtà amministrativa indipendente, qualche speranza di sopravvivenza, perseguendo strategie alternative, potrebbe sempre esserci: «Voglio anche smentire la diminuzione dei posti della politica, che, per quanto riguarda Ronchi dei Legionari ammonterebbe solo all’1%/1,2% del bilancio. Ma siamo davvero convinti che questo risparmio valga la pena rispetto alla perdita di rappresentatività e di controllo sul bene comune?». Il cammino è avviato e dopo le 643 firme raccolte in solo 20 giorni, l’obiettivo è quello di arrivare a mille entro dicembre. Bertini fa appello alla Costituzione. La quale, rammenta, riconosce che lo Stato, le Regioni e le Provincie possono essere modificate con scelta politica, mentre la comunità locale preesistente alla nascita dello Stato va rispettata. L’autonomia locale è qualcosa di distinto dai livelli territoriali superiori. Ribadisce, poi, la completa autonomia rispetto ai partiti: «I soci fondatori non hanno sponsor economici, ma sono intenzionati a fare collette per sostenere una campagna referendaria povera, basata sul passaparola. Rifiuteremo donazioni di chi vuole rimanere nell’ombra. La fusione ha a che vedere con la democrazia ben più che con il risparmio, che è solo uno specchietto per le allodole. Stiamo andando, invece, verso il saccheggio del bene pubblico e alla privatizzazione dei servizi pubblici. Con la scusa del risparmio, si stanno soffocando le comunità locali. Noi vogliamo che la comunità invece sia informata e vada a votare con coscienza». Così ecco che vengono delineati i contenuti di quella che, nei prossimi mesi, si profila come una vera e propria battaglia. Si arriverà al referendum, che qualcuno vocifera potrebbe tenersi già a febbraio, a suon di distinguo e di una ben connotata, almeno a Ronchi dei Legionari, voglia di autonomia.
@luca_perrino
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