Lo sconforto dei residenti «Ormai siamo alla farsa Non c’è rispetto per noi»

Spiazzati i Comitati di chi vive nelle zone “calde”. «Nessuno ci aveva avvisati della decisione» Soddisfatta la Fipe: «Adesso però giochiamoci bene questa carta: chiedo a tutti buon senso» 

le reazioni

«Le deroghe previste dall’articolo 12 del Piano acustico sono concesse anche rispetto ai limiti orari previsti all’articolo 7 comma 2 del Regolamento Movida per le manifestazioni pubbliche e private nonchè per le attività musicali non imprenditoriali svolte da pubblici esercizi e locali di pubblico spettacolo regolarmente autorizzate». Sono queste, tecnicamente, le quattro righe chiave del provvedimento proposto ieri dal leghisti e approvate dalla giunta, che di fatto riaccendono gli impianti musicali, ridando ritmo alla Movida triestina. Una soluzione che viene accolta favorevolmente dagli esercenti, meno dai residenti. «Avevamo chiesto di venirci incontro e questa è una prima risposta», dichiara il presidente di Fipe, Bruno Vesnaver che ai collegi esercenti lancia però un appello: «Giochiamoci bene questa carta, - avverte - mi aspetto buon senso e professionalità e non eccessi e mancanza di rispetto. Non vorrei che per colpa di qualche incosciente, tutto venisse vanificato».

Di tutt’altro tono i pareri dei residenti. «Cosa? Ma siamo matti - è la reazione a caldo di Lorella Francarli, presidente del comitato Ponterosso che riunisce i residenti di quella zona -. È un fulmine a ciel sereno, non avevamo alcun segnale di un provvedimento simile. Scriveremo immediatamente una mail al sindaco e al vicesindaco per chiedere un incontro e manifestare la nostra contrarietà ad una simile decisione». Francarli sostiene che «a parte due episodi, uno particolarmente fastidioso, quest'estate la situazione ci era sembrata migliorata. A nostro avviso era stato trovato un equilibrio che abbiamo apprezzato e, quindi, non capiamo perché questo cambio di orientamento. Tra l’altro, - aggiunge - ci chiediamo come mai non veniamo resi partecipi di queste decisioni, dovendole poi scoprire dai media».

«Si ricomincia, è tutta una presa in giro, fanno quello che vogliono fregandosene di noi - tuona un residente di via Torino -. È uno schiaffo a quanti chiedono tranquillità e da anni lottano affinché venga rispettato il diritto al riposo di chi vive in certe zone. Mille regolamenti non servono a nulla, basterebbe un minimo di civiltà da parte di gestori e avventori, e maggiori controlli che, ad oggi, non esistono. Il resto sono delle farse, inclusa l'idea degli steward urbani: che si vergognino!».

Preoccupazione per l’inattesa apertura alla musica arriva anche dai residenti di Barcola. «Credo che la maggior parte degli esercenti concentrerà questi 14 bonus nei mesi estivi, di bella stagione, - sostiene Marina Tutta del comitato formatosi tra i residenti di quella zona -. E più che la musica mi preoccupa il dopo, il trattenersi in zona degli avventori. Io non sono contraria alla musica a priori, purché ci sia il rispetto del limite dei decibel consentiti dalla legge e termini in orario utile a far riposare i residenti. Se tireranno nuovamente fino a tardi con la musica, - si chiede - chi manderà poi via i clienti?».

Marina Tutta riferisce che «quando mettono musica in pineta, il rimbombo non ci consente nemmeno di ascoltare la televisione». E apre alla possibilità che a vigilare sulla movida arrivino gli steward urbani: «Non giudico a priori una proposta, - sostiene - voglio vedere come si intende monitorate a questa liberalizzazione, affinché non nuoccia alla tranquillità dei residenti. Vediamo come opererà il personale finalizzato a questi controlli». —

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