LO STILE, UN’ETICA
Negli ultimi tempi eravamo divenuti vicini di casa e lo incontravo spesso, sempre affabile e affettuoso, con un sereno decoro che il devastante progresso della malattia non riusciva ad intaccare. Credo che la sua cifra sia stata soprattutto la signorile dignità, un atteggiamento in cui anche il superficiale garbo mondano diviene una forma di rispetto per sé e per gli altri e dunque un valore morale. Una dignità che ha dimostrato anche e soprattutto quando si è trovato travolto dal fallimento della società Tripcovich, che per Trieste è stata la fine di un'epoca come quello dei Buddenbrook per la Lubecca di Thomas Mann.
Una dignità che ha dimostrato anche e soprattutto quando si è trovato travolto dal fallimento della società Tripcovich, che per Trieste è stata la fine di un'epoca come quello dei Buddenbrook per la Lubecca di Thomas Mann. Forse è stata quella la sua fine, causata da meccanismi e processi al di fuori della sua capacità di dominarli, ma ha saputo sopravvivere con grande stile anche al mutamento del suo ruolo sociale nella città e all'allontanamento di alcuni sino a quel momento suoi amici, continuando a dedicarsi alla sua passione per l'arte e la musica. L'ho conosciuto poco, soprattutto attraverso la mia amicizia con sua sorella Maria Luisa, e certo i nostri mondi erano molto diversi e lontani. Forse quella sua dignità era anche l'autodifesa di chi si sa friabile, fragile, e bisognoso del riparo di una qualche distanza di rispetto fra sé e gli altri.
È stato un uomo radicato a Trieste e di casa nel mondo, ovviamente soprattutto in quello internazionale della musica. A me ha dato lezione di signorilità in una circostanza in cui avrebbe potuto provare fastidio e che ha invece reso più cordiale, per merito suo, il nostro rapporto. Con lui ci lascia non solo un musicista e un uomo di fine cultura, ma un pezzo di Trieste.
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