Lo “striscione giallo” simbolo di un popolo fiero dei propri ideali

Intervento di una studentessa di Fiumicello «Grave la rimozione dell’appello su Regeni» 
Giulio Regeni, in una foto tratta dal suo profilo Facebook. .+++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++
Giulio Regeni, in una foto tratta dal suo profilo Facebook. .+++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

la lettera

La rimozione dal palazzo della Regione dello striscione giallo che chiedeva “verità per Giulio Regeni” è all’origine di una missiva che una studentessa di Fiumicello ha scritto rivolgendosi al presidente regionale Massimiliano Fedriga. Questo è il testo.

Sofia d’urso

Mi chiamo Sofia D’Urso, ho 19 anni, sono una studentessa e abito a Fiumicello.

Ammetto che la decisione del Governatore, dottor Massimiliano Fedriga di rimuovere lo striscione giallo di Amnesty international “Verità per Giulio Regeni” dal palazzo della Regione a Trieste, non solo mi ha destabilizzata, ma mi ha profondamente toccata per l’insensibilità del gesto.

In qualità di cittadina italiana, di compatriota di Giulio e di essere umano, mi dissocio da quest’atto, desidero far sentire la mia voce perché non voglio, non posso rimanere silente di fronte a tale barbarie e continuare a nascondere il mio rancore e l’indignazione.

Esporre un manifesto, a mio avviso, non significa gettare nell’agone politico la morte di un ragazzo, ma è simbolo di vicinanza umana, di comunione di interessi e pensieri, di unione dell’intero Paese per un obiettivo comune, che supera, o meglio, che dovrebbe superare ogni confine, ogni limite politico-economico, soprattutto se entrano in gioco i valori supremi dell’Umanità, per i quali, nel corso della Storia, molteplici vite innocenti sono state immolate: Pace, Verità, Giustizia.

Historia magistra vitae. E allora a quale scopo, dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, masse di giovani determinati e forti provenienti da svariati e talora opposti schieramenti politici, peraltro estremamente attivi proprio sulla nostra terra friulana, si sono battuti offrendo in sacrificio la loro vita con l’obiettivo di liberare la nostra Nazione, se oggi noi, spronati dalla loro tenacia, non lottiamo, con la forza delle nostre idee, per proteggere i valori in cui crediamo?

Certo, si può o meno condividere la “politica degli striscioni e dei braccialetti”, ma la Storia ci insegna che le immagini possono tanto, soprattutto nell’ambito della propaganda, e quale occasione dunque è più giusta per sfruttarne tale potere, dal momento che la propaganda, ripeto, lungi dall’essere politica, riguarda, in questo caso, la difesa della Giustizia, la difesa della Vita umana, la difesa della Libertà.

Lo “striscione giallo” non è una mera immagine di circostanza tale da meritare una così cruda damnatio memoriae una volta esaurito il suo compito a distanza di qualche anno dall’accaduto, ma è diventato simulacro della nostra battaglia, simbolo del nostro popolo, un popolo unito e determinato, un popolo fiero che difende i propri ideali, che non si arrende di fronte agli ostacoli, che persevera nelle proprie idee, e ritengo che il gesto di toglierlo sia uno schiaffo morale a noi Friulani, vicini umanamente alla sofferenza della famiglia di Giulio, agli Italiani, interessati alla vittoria collettiva del “Noi”, a tutti noi giovani, certo, forse astrattamente idealisti, ma convinti di poter dare il nostro, seppur piccolo, contributo al futuro della nostra Patria.

La lotta per Giulio e per la Giustizia senz’altro può proseguire anche senza uno striscione, e proseguirà, ma quello striscione è stendardo sotto il quale ci sentiamo vicini gli uni agli altri, è motivo di orgoglio patrio, è faro nell’oscurità della spietatezza umana, è concretizzazione di un turbinio di pensieri interiori, che, probabilmente, sarebbero rimasti tali senza di esso, è motivo di unione a tutti i livelli sociali. Un tanto non per polemizzare né per modificare le idee di alcuno, ma soltanto per rendere manifesta la mia opinione in merito a questa questione, all’interno di un sistema democratico in cui ognuno, ce lo garantisce la nostra Carta Costituzionale, può liberamente esprimere se stesso.

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