L’oggi di via Garibaldi fra tante speranze e serrande abbassate

È una delle strade più belle, curate e baricentriche del cuore pulsante di Gorizia. Ma è anche, ormai da diversi anni, tra quelle più sofferenti, e malgrado la vivacità di molti degli esercenti e dei commercianti che vi operano, ha perso in meno di un decennio una buona parte delle sue storiche attività. È via Garibaldi, che dopo la pedonalizzazione è diventata un gioiellino ma ha anche iniziato a vivere una fase di transizione che non sembra essersi ancora completata, e sta segnalando una certa sofferenza. Tante sono le serrande abbassate (per lo più negozi che hanno terminato la loro esperienza e non sono ancora stati venduti o affittati a qualche nuovo ingresso) e così anche la preoccupazione di chi resta aumenta con il passare del tempo.

«Io sono qui relativamente da poco, dal 2015 – racconta Sara Macoratti, giovane titolare della boutique cosmetica “Ginger” -, ma da quando ho aperto in questa via hanno già chiuso 4 attività, e mi dispiace molto. Fino a 8 o 10 anni fa tutti i vani e i locali disponibili erano occupati, oggi invece molti sono vuoti e le serrande restano abbassate. Questo è un problema per tutti, perché più realtà sono attive e più c’è movimento, mentre meno negozi e locali sono aperti, meno visibilità ha di conseguenza chi resta». Forse, riflette Sara, bisognerebbe trovare il modo per sfruttare e valorizzare al meglio l’essenza pedonale (o meglio, a traffico limitato) della via, che si presterebbe bene ad essere un piccolo salotto urbano. Eppure qualcosa sembra non andare. L’ultimo tassello che via Garibaldi rischia di perdere, in ordine di tempo, è l’apprezzatissima osteria L’Alchimista, attualmente chiusa da circa un mese («per malattia», recita il cartello all’ingresso) e sul cui futuro ci sarebbe incertezza. «La realtà è che via Garibaldi, ma più in generale il mercato cittadino, sta affrontando un momento di cambiamento – dice Desmond Cache, del Cafè La Chance -. Ma la sensazione è che la città e chi ci lavora abbia paura del cambiamento, che per essere attuato, lo dico da tempo, ha bisogno anche di un pizzico di follia». Secondo Cache le chiavi di volta potrebbero essere più collaborazione tra esercenti e commercianti, creare intrattenimento (anche se, attraverso la musica ad esempio, oggi è sempre più difficile), promuovere lo spirito imprenditoriale. «Però ognuno deve fare la sua parte, dalla politica ai privati – dice ancora l’esercente -. Bisogna dare agli imprenditori le motivazioni per investire, serve meno burocrazia, e gli affitti non possono essere così alti».

M.B.

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