Lontani dal popolo

Per spiegare l'abisso che separa il Nord dal centrosinistra un grande giornale di sinistra parla di "salto antropologico". Usa questa espressione parlando di Verona: Verona (col ribaltone dal centrosinistra al centrodestra) sarebbe colpevole di egoismo. Di mancanza di senso sociale, incultura che, abbinata alla ricchezza, fa un doppio pericolo. Sul "salto antropologico" sono d'accordo, ma lo intendo in senso contrario: l'incomprensione del centrosinistra verso il Nord (il lavoro, la società, l'economia, i problemi del Nord) è così antica che diventa incomprensione verso la vita e i problemi delle città del Nord, verso gli interessi del Nord sentiti come interessi che confliggono con quelli del paese, ragion per cui ascoltare gli interessi del Nord vorrebbe dire tradire gli interessi del paese. Non solo: ma l'incomprensione del centrosinistra nazionale diventa incomprensione verso il centrosinistra del Nord.


Come si fa a scegliere i nomi per la Costituente del Partito democratico e non includervi esponenti del Nord? In risposta, il centrosinistra del Nord accelera i tempi per la fondazione di un Partito democratico del Nord, con suoi candidati, scelti in maniera autonoma rispetto al Partito democratico nazionale. È il progetto politico lanciato, da Venezia, dal sindaco Cacciari. Lo rilancia, da Torino, il quotidiano "La Stampa", invitando a marciare subito verso il nuovo programma, a prescindere da quel che ne pensano Ds e Margherita a Roma. Ma mi sembra una risposta elettorale a un disastro politico. Come se si trattasse di un problema tra Cacciari-Fistarol-Illy-Chiamparino e Fassino-D'Alema-Rutelli. Il Pd non ha un grande appeal nazionale. Non si vede perché un Pd locale dovrebbe avere un grande richiamo locale. Non si tratta di uomini o partiti, la questione riguarda i programmi e la loro attuazione. Il voto appena espresso non è il rigetto di alcuni politici e alcuni partiti. È il rifiuto di una intera linea politica: le tasse, le aliquote, l'Ici; la sicurezza abbandonata, le città in degrado, i clandestini, i flussi continui; le unioni di fatto, i Dico, la famiglia, oggetto di uno scontro sinistra-Chiesa che turba le coscienze di molti votanti di sinistra; la clandestinità, che dovrebb'essere un reato ma non lo è; una finanziaria da lacrime e sangue, in contrasto col tesoretto: se c'era un tesoretto così, bastava un terzo di quella finanziaria; l'uso stesso del tesoretto, mostrato come un'ostia da adorare, ma nella totale incertezza su cosa farne; la droga nelle scuole, che si vorrebbe sbarrare con un muro, ma nella coalizione di governo c'è subito chi apre un buco in quel muro perché passi la marijuana, con la conseguenza che poi per quel buco passa di tutto; l'indulto, con la liberazione di molti carcerati che son venuti fuori per subito delinquere; e così via. Per anni la sinistra ha ironizzato su Gentilini sindaco di Treviso, mai chiamato sindaco ma sempre sceriffo. Adesso il nomignolo s'incolla su Zanonato, sindaco di Padova, che per la lotta contro le prostitute vien chiamato "sceriffo rosso". Se uno vuol far sparire le puttane è uno sceriffo, per restare sindaco deve lasciarle lavorare fin dentro le nostre case.


A Verona Tosi è stato eletto con una valanga di voti perché ha promesso più vigili, più poliziotti, più vigilanti a spese del Comune, e perfino pene pecuniarie per l'acquisto di merci contraffatte e per i venditori abusivi. Ha votato destra anche una fetta di quelli che avevano votato sinistra, perché la sicurezza non è un valore di destra ma "della vita". La sinistra non risolve niente sputando su Verona come ieri sputava su Treviso. Deve ricongiungersi al popolo, dal quale s'è separata con quel salto antropologico.

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