L’opposizione si toglie una soddisfazione e inchioda il Consiglio comunale per sei ore

All’ordine del giorno la discussione sui provvedimenti adottati dal Comune sull’emergenza Covid. Ma dell’argomento si è parlato ben poco 

Tiziana Carpinelli

Chi lo avrebbe mai detto? Contrariamente alle previsioni di un mese fa, il centrosinistra ha strappato alla maggioranza un Consiglio in seduta d’urgenza per discettare sul Covid-19. Giovedì scorso l’amministrazione Cisint ha infatti messo in calendario l’appuntamento di ieri in Aula, abbinandolo al voto sulla variazione da 5,7 milioni dell’attestamento di bilancio, rimasta esclusa dalla precedente assise per cavilli tecnici. Ma nel frattempo è intervenuta, lunedì, la comunicazione ufficiale della Prefettura che trasmetteva a sindaco e presidente del Consiglio il parere del ministero dell’Interno sull’istanza sollecitata, proprio dall’opposizione, lo scorso 4 giugno. E li invitava a indire la seduta entro il termine di 20 giorni.

Un rapido excursus sulla vicenda per comprendere come mai, anche ieri, destra e sinistra si siano, politicamente parlando, scannate e alla fine le proposte della minoranza su un tema comunque d’interesse collettivo, il virus, siano state cassate nella forma di un ordine del giorno a firma dei due dem Paolo Fogar e Fabio Delbello. Settimane addietro il centrosinistra aveva chiesto un Consiglio straordinario sulla pandemia. Il presidente consiliare Paolo Bearzi aveva respinto l’istanza, pur sottoscritta, ai sensi del regolamento, da un quinto dei rappresentati dei cittadini. La ragione veniva ricondotta al fatto che gli schieramenti erano reduci da una maratona di 11 ore («manco una finanziaria») sull’approvazione del bilancio previsionale, dove aveva tenuto banco il Covid.

I consiglieri, persuasi di essere dalla parte della ragione, soprattutto del diritto, erano allora andati a spulciare le sentenze emesse nel corso degli anni dal Tar, trovando nelle proprie argomentazioni un terreno giurisprudenziale ampiamente consolidato. Sicché il 4 giugno avevano presentato una loro memoria al prefetto di Gorizia Massimo Marchesiello per un suo «intervento sostitutorio». Tra parentesi, in una conferenza stampa, avevano chiesto anche le dimissioni di Bearzi, neppure prese in considerazione dal sindaco Anna Cisint. Così, nel primo intervento di ieri la civica Annamaria Furfaro ha avuto gioco facile nel ripercorrere tutti i capitolo della storia, rilevando come fosse stato il terzo diniego di Bearzi e del segretario generale Francesca Finco. «Noi siamo oggi qui a parlare di coronavirus – ha scandito – perché abbiamo chiesto e ottenuto l’intervento sostitutorio del prefetto. Al presidente dell’assise spetta solo la verifica formale sui requisiti della richiesta, non ne può sindacare l’oggetto, in virtù della neutralità del ruolo, ribadito dal Consiglio di Stato. E io reputo questa circostanza – ha proseguito Furfaro – gravissima, cioè che per far sì che questa amministrazione ottemperi alle norme si debba far ricorso alla Prefettura. Noi abbiamo diritto a una sede istituzionale per ottenere spiegazioni».

Subito però è intervenuto Bearzi a rilevare «qualche discrepanza»: «La mail è arrivata ieri, ma noi avevamo già convocato l’assise giovedì scorso, con questo odg prestabilito nella capigruppo del mattino, dunque la presidenza si era già preoccupata di dare una risposta». «Il sindaco ha sempre replicato a tutti e si è sempre dimostrato disponibile». Da tecnico il segretario Finco ha dal suo canto ricondotto il parere all’indirizzo consegnato dalla Direzione delle Autonomie locali, interpellato sul punto. «Capisco – è intervenuto Omar Greco dal Misto – che il tema innervosisca la maggioranza, ma bisogna pur sempre ristabilire un po’ di verità. È evidente – ha aggiunto – che c’è stata un’opera di “persuasione morale” del prefetto, altrimenti non si capisce come mai il presidente, prima contrario, abbia ora inserito il punto all’ordine del giorno. E che ci sono stati contatti, prima di ieri. Raccontiamo le cose come stanno: avete fatto un errore». Per la destra, «illazioni».

Settimane fa la Prefettura aveva avuto contatti con l’amministrazione per conoscere le motivazioni del diniego, acquisendo i resoconti e anticipando che l’istituzione avrebbe replicato alla memoria adducendo parere del ministero dell’Interno. Cosa poi effettivamente avvenuta. Nel frattempo però sono emersi anche nuovi elementi – la materia del Covid è sempre in evoluzione – e così davanti all’ultima operazione di tamponatura di persone extra Schengen all’oratorio San Michele l’esecutivo ha inteso cogliere l’opportunità del Consiglio sulla variazione per inserire il dibattito.

Le affermazioni del centrosinistra hanno però finito col surriscaldare il clima politico: il leghista Sergio Pacor ha chiesto la sospensione del Consiglio per 5 minuti («per fatti personali») e al rientro ha ribattuto: «Il tema interessava molti di noi, ma fin dall’inizio si è capito che non c’era voglia di parlare di questo, bensì di fare un sacco e mezzo di polemiche, infatti alcuni volevano andare a casa. Capisco la mancanza di argomenti, ma siamo qui dalle 11.30 e parliamo di forma, non di sostanza. Siamo disposti ad ascoltarvi. Diversamente decideremo cosa fare».

Dopo il richiamo, sono seguite le proposte, in particolare la creazione di un’Unità di crisi nelle forme di una commissione a gettone zero con la rappresentanza di tutti i gruppi per focalizzare la questione Covid su tre filoni: sanità, lavoro scuola. Nonché l’idea di sottoporre a tampone tutti i trasfertisti provenienti da Paesi come Slovenia, Croazia, Bosnia e Serbia alla luce della recrudescenza della pandemia in quelle aree, che induce alla riflessione sulla chiusura dei confini. Ma l’ordine del giorno dei due dem, sottoscritta da tutto il centrosinistra, è stata respinta in massa dalla maggioranza, dopo la replica del sindaco. –

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