L’orgoglio ritrovato di vivere nell’ex zona difficile di Rogers

di NICOLÒ GIRALDI
La percezione che si ha non sempre coincide con la realtà, soprattutto se si vuole fotografare lo spazio urbano. Potrebbe essere questo il motivetto di accompagnamento in una giornata passata nel rione di Borgo San Sergio. Spiegarlo non è semplice. Pensato dall’architetto Rogers negli anni cinquanta come «un'entità urbanisticamente organica e largamente autosufficiente», il quartiere è sorto in un’area dove in precedenza c’erano solo poche casette di campagna e lunghi pendii erbosi. Franco è cresciuto in rione e ricorda tutto. «Qui dove oggi c’è il mercato coperto un tempo c’era il primo campo da calcio. Oggi è tutto ad un livello più basso rispetto a com’era». I toponimi tutt’attorno sono più antichi. «Oggi lo si vede poco - racconta Franco - ma per noi ragazzini il monte Castiglione rappresentava la vetta dove arrampicarci. C'è ancora un sentiero che porta in cima».
Borgo San Sergio si sviluppa su tre livelli e passare una giornata qui significa dover camminare in leggera salita. «Borgo bassa, media e alta sono le tre aree. Quando eravamo giovani c'erano grandi rivalità tra le diverse zone. Considera che “Borgo” era questa, le case dei Puffi sono state costruite dopo». Il rione accolse moltissimi esuli istriani e in un certo senso era stato edificato proprio per loro. «Ognuno aveva un piccolo pezzo di terra nel giardino vicino alle case. La maggior parte di queste famiglie erano profughe e progressivamente ottennero il diritto a sistemarsi all'interno degli appartamenti».
Il rione oggi non soffre più di quella reputazione non particolarmente brillante di un tempo. I servizi e le realtà economiche della zona sono reali, la qualità della vita è aumentata e i sorrisi delle persone sono distesi. Certamente l'edificazione nei primi anni Settanta della struttura che ospita le scuole elementari e medie ha contribuito non poco al cambiamento. Sulla parete sinistra all'entrata si trova il primo piano fotografico di chi volle «evitare l'emarginazione scolastica e al contempo, favorire lo sviluppo della personalità del singolo, in una scuola integrata all'interno e verso l'esterno». Le parole sono di Giancarlo Roli, una di quelle anime che in maniera lungimirante e visionaria trasformò questo quartiere. Oggi tutto l'istituto conta quasi 900 studenti, e molti di essi lo scelgono anche se vivono dall'altra parte della città.
La parte bassa del borgo si identifica con il campo dove è di casa il Trieste Calcio, ex San Sergio, dell'intramontabile Nicola "Niki" De Bosichi. Vicino alla scuola sorgono un'osteria che assomiglia ad un affascinante covo di corsari, la bottega dove si trova un po’ di tutto e il punto centrale rappresentato dall’edificio del mercato coperto. Qui trovano spazio la pescheria, l'ortofrutticolo, il negozio per animali gestito da Matteo, un altro bar, un negozio di articoli per il tessile e il salone di bellezza di Franca. «Sono dieci anni che gestisco questa attività e ho deciso di tornare proprio nel quartiere dove sono nata. Ciò che mi sta particolarmente a cuore è il cambiamento della percezione sul rione e credo passi anche e soprattutto attraverso l'impegno che ognuno di noi mette nelle sue giornate». Franca è intraprendente. È capoclasse a scuola e ha impostato il suo lavoro su livelli di solidarietà molto alti. «Questo è diventato un po’ il salone delle mamme, per il fatto che siamo specializzate nei confronti dei più piccoli. Si crea un'atmosfera particolare, dove sembra di essere in una sorta di doposcuola. Le mamme si confidano, chiacchieriamo, questo foro è diventato un termometro del rione» parlando verso Elisa, Michela e Natalia, le ragazze che qui lavorano. Franca ha fatto una promessa a suo padre, venuto a mancare non molto tempo fa. «Ve la racconto la prossima volta, però» conclude, lasciando spazio alla curiosità di chi non ha mai sentito parlare di San Sergio e della sua schietta vitalità.
Salendo verso la parte di mezzo, la farmacia di Alessandro e di sua moglie Caterina funge da centro d'ascolto. Una signora confonde le medicine, sembra leggermente in difficolà. «No la staghi far pastroci, me racomando» sorride il farmacista, che porta avanti l'attività di famiglia da una vita. «Qui si conoscono tutti. Da quando siamo diventati Cup e centro sanitario alla fine passano tra le cento e le duecento persone al giorno». Il borgo ha cambiato faccia ed è «molto ambito. In tanti hanno comprato casa qui ultimamente», afferma Alessandro, che ha un piccolo sassolino da togliere. «Devo mettermi contro a Rogers, però. Un vero centro del borgo non c'è, una piazza, o comunque un luogo dove l'aggregazione sia quotidiana». Possedendo la bacchetta magica si potrebbe risolvere questo problema. Nei fatti l'impegno dovrebbe presupporre un’evoluzione, o meglio, uno sviluppo del pensiero architettonico in funzione sociale. Quella funzione che la chiesa svolge ancora oggi. Una signora passa vicino alla Madonnina intitolata a Gianni, storico personaggio che dava una mano in parrocchia, deceduto nel 2014.
La parte media del borgo ha il suo centro commerciale che ha - oltre a un’oreficeria, un negozio di foto, un’edicola e un bar -, nella macelleria G&G il suo punto di riferimento. Giulio e Daniele l'hanno rilevata quattro anni fa. «La nostra clientela non è solo rionale perché soprattutto il sabato la gente viene anche da fuori». Mentre preparano le polpette, un signore discute l'andamento in campionato della Triestina. Sulla parete campeggia un quadro di un manzo boscarin, a riprova di quanto il borgo sia legato a doppio filo all’Istria.
Nella parte alta non esistono più i fori commerciali che un tempo animavano questa zona. Le serrande sono abbassate e una di queste sembra essere oggetto di lavori. Forse qualcuno ha intenzione di riaprire. La giornata a Borgo San Sergio si conclude con la zona dove oggi c'è la pizzeria da Modesto raccontata anche da Massimiliano Milic in un documentario, la casa del popolo e il complesso di edilizia popolare di via Grego. Qui la vita scorre in maniera forse diversa rispetto al borgo sottostante e meriterebbe una o due pagine di approfondimento. Passare un po' di tempo in questo quartiere infine serve soprattutto a eliminare l'errata percezione che si ha di un rione periferico, perché San Sergio, da qualche anno, si è scrollato di dosso quella fama che per troppo tempo l'aveva contraddistinto. La realtà oggi è fatta di sorrisi e di consapevolezza. Dire "son de borgo" non fa più paura.
( 9 - continua. Le precedenti puntate sono uscite il 23, 20, 18, 11, 7 e 3 febbraio, e il 27 e 29 gennaio)
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