«Lottiamo per Vale: la fuga dopo l’incidente è una ferita aperta»

Inizia il “secondo tempo” della vicenda giudiziaria legata alla morte di Valentina Pugliese, la 24enne barista gradiscana che la sera del 17 novembre 2014 venne travolta e uccisa nel pieno centro della Fortezza da un uomo di Mariano del Friuli, Massimiliano Cesari, oggi 38enne.
Il caso impressionò notevolmente l’opinione pubblica dell’Isontino, anche e soprattutto per la circostanza che aveva visto Cesari darsi inizialmente alla fuga, venendo persino inseguito senza successo dai testimoni del tragico sinistro. Dopo una sentenza di colpevolezza a dir poco granitica in sede penale, confermata senza alcuno sconto in tutti e tre i gradi di giudizio, questa mattina al Tribunale di Gorizia nei confronti di Cesari inizia la delicata partita della causa civile. Per la famiglia Pugliese, assistita anche in questa fase dall’avvocato Vincenzo Martucci, una ferita che si riapre. Ancora una volta. Ma anche una consapevolezza: «Questa battaglia è per dare giustizia a Valentina sotto tutti gli aspetti – commenta brevemente papà Salvatore –. La questione economica è quanto di più lontano ci sia nella nostra mente in questo momento. Ma vogliamo che chi ha sbagliato sia ritenuto responsabile fino in fondo. Lo dobbiamo a nostra figlia. La fuga dopo l’incidente è una ferita ulteriore, che si aggiunge al dolore di avere perso una ragazza nel fiore dell’età e dei propri sogni».
L’avvocato Martucci, dal canto suo, conferma: «La battaglia dei signori Pugliese è puramente e comprensibilmente di principio. Ovvero dare un seguito anche in sede civile a quanto cristallizzato in sede penale: punire l’accertata gravità della fuga e dell’omissione di soccorso da parte di Cesari».
Nel dicembre 2017 la Corte di Cassazione aveva confermato integralmente le due sentenze di merito (primo grado e appello): il marianese era stato condannato a tre anni di reclusione e a provvedere– per l’appunto – al risarcimento dei danni in sede civile nei confronti dei familiari di “Vale”. Sanzioni aggiuntive erano state la sospensione per due anni della licenza di guida, e il pagamento delle spese processuali. Per l’opinione pubblica i 3 anni inflitti all’investitore erano sembrati una pena irrisoria, ma gli stessi legali avevano spiegato come con le leggi italiane vigenti all’epoca, fosse stato ottenuto il massimo. Appena un mese più tardi è entrato in vigore il reato di omicidio stradale. Era il 17 novembre quando la 24enne barista venne travolta dall’auto impazzita di Cesari in un piovoso lunedì sera. Il marianese si costituì alle forze dell’ordine solamente il giorno dopo, indotto dalla decisione del passeggero che viaggiava con lui di presentarsi dai carabinieri. Valentina Pugliese spirò dopo 14 giorni di lotta con la morte in un letto dell’ospedale di Udine. –
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