Luci, specchi e viste mozzafiato sulla città Rinasce il grattacielo rosso di Generali

È il grande giorno del “grattacielo rosso”. Alle 12.30 verrà inaugurato il rinnovato palazzo Berlam, storica “casa” di Generali sulle Rive destinata a diventare, dopo questo restauro, la sede di Generali Group Academy nonché il centro internazionale di formazione del gruppo stesso.
Il restyling - i cui risultati verranno finalmente svelati con l’inaugurazione di oggi - era iniziato nel 2015 ed era stato affidato a un nome di richiamo internazionale: quello dell’architetto e designer milanese Mario Bellini. Lo Studio Cervesi si è occupato invece degli aspetti tecnologico-ingegneristici mentre la realizzazione dell’opera è stata curata dal general contractor Rizzani de Eccher. Il Piccolo è andato in anteprima a esplorare per i suoi lettori gli interni del cosiddetto “grattacielo rosso”. Costruito fra il 1926 e il 1928 dall’architetto Arduino Berlam, lo stesso che pochi anni prima aveva dato alla luce il Faro della Vittoria, il palazzo delle Generali rappresenta uno dei migliori esempi di architettura modernista della Trieste del secolo scorso. Bellini, con la sua opera di rinnovamento, ha voluto tenere fede ai lineamenti architettonici preesistenti, mantenendo la struttura esterna nel suo aspetto originario. Profonde invece le modifiche apportate negli interni del palazzo, resi molto più moderni e luminosi, il tutto senza scivolare nell’eccentrico.
Tra gli elementi caratterizzanti del progetto c’è il grande cavedio interno, presente anche prima del restauro, ma oggi “dominato” da un prisma di luce che vuole ricordare gli spazi enormi e colmi di vetrate tipici dei grattacieli americani. Non ci sarà spazio solamente per l’Academy: la novità dell’Auditorium, uno spazio eventi e tre piani destinati a uffici rappresentano ulteriori note di continuità con la struttura originaria.
La luminosità rimane il trait d’union di questo “grattacielo rosso 2.0”, tanto da contraddistinguerne tutti i piani. Gli ambienti della Group Academy del quinto e sesto piano godono di un’apertura fronte mare molto particolare, grazie all’inserimento di serramenti specchianti “magic mirrors”. Un effetto tutto sommato semplice ma dall’impatto estremamente evocativo per chi vi accede, tanto da sembrare di essere attorniati dal mare. Solo questo ambiente merita la visita del palazzo. Gli unici cambiamenti che hanno riguardato i dehors conducono all’ultimo piano, un tempo utilizzato solamente in via parziale e ora nuovamente usufruibile in toto. Le due terrazze che lo compongono sono state infatti trasformate in uno spettacolare belvedere da cui è possibile godere di una vista a 360 gradi, tanto da catturare la prospettiva in un unico enorme “spazio” che fonde il mare da una parte e il cuore della città alle sue spalle.
La rivalorizzazione del palazzo ha comportato un attento studio della sua storia nell’eccezionale contesto socio-culturale che ne aveva determinato il disegno. Una costruzione estremamente moderna per l’epoca, ma che al tempo stesso rappresenta un’opera “monca”, dal momento che il progetto originario prevedeva la costruzione di un grattacielo vero e proprio, che nelle intenzioni di allora avrebbe dovuto ricordare esplicitamente quelli di New York, con richiami agli stili architettonici del tempo, dalla Wiener Secession all’espressionismo nordico.—
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