L’Ue apre la procedura contro Zagabria

L’Ecofin contesta il deficit eccessivo a soli sette mesi dall’ingresso nell’Unione. La Croazia deve rimediare entro il 30 aprile
Di Mauro Manzin

TRIESTE. Non sono passati nemmeno sette mesi dall’ingresso di Zagabria nell’Unione europea e ieri l’Ecofin ha deciso di aprire la procedura per deficit eccessivo per la Croazia, approvando al tempo stesso una serie di raccomandazioni perché il deficit sia corretto entro il 2016, con misure da decidere entro il prossimo 30 aprile. Secondo i dati forniti dalle autorità croate, il deficit stimato per il 2013 è ampiamente sopra il limite del 3% del Pil, e aumenterà nel 2014 e nel 2015. Secondo le previsioni economiche elaborate dalla Commissione in autunno, fra il 2013 e il 2015 il deficit di Zagabria salirà sopra il 6% del Pil se non saranno decise misure correttive.

Questo - spiega una nota diffusa al termine dell’Ecofin - è dovuto in parte alla grave crisi economica, con una contrazione dell’attività economica di almeno il 12% rispetto al livello record raggiunto nel 2008. Quanto al debito, la Commissione lo stima al 59,7% del Pil nel 2013 e, a scenario invariato sul fronte delle politiche economiche, sopra il 60% quest’anno. I nuovi obiettivi fissati da Bruxelles sono al 4,6% del deficit per il 2014, al 3,5% per il 2015 e al 2,7% nel 2016, con un miglioramento annuale del bilancio strutturale dello 0,5% del Pil nel 2014, dello 0,9% nel 2015 e dello 0,7% nel 2016.

Il governo Milanovi„ si trova in grande difficoltà sulle misure da adottare per limitare le spese statali o per “fare cassa”. Il progetto di dare in concessione le autostrade stenta a decollare e nelle ultime ore sta provocando un grande allarme tra i dipendenti pubblici la ventilata riforma del sistema pensionistico che prevederebbe di mandare in pensione nel corso del 2014 qualcosa come 1.400 dipendenti dello Stato nelle diverse amministrazioni. Il governo ha fatto un po’ di conti e ha visto che la spesa per la quiescenza anticipata ammonterebbe a circa 2,3 milioni di euro mentre se i pre-pensionandi dovessero rimanere in servizio per i loro stipendi le casse dello Stato dovrebbero sborsare qualcosa come 5,6 milioni di euro.

Immediata la replica dei sindacati che reputano la decisione assolutamente irricevibile visto che coinvolgerebbe solo i dipendenti pubblici che, a detta delle parti sociali, verrebbero in questo modo ghettizzati e penalizzati. Non dimentichiamo che proprio i sindacati hanno minacciato nei giorni scorsi lo sciopero generale poi momentaneamente rientrato a fronte di un’apertura del governo nelle trattative.

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