I grandi dello sport testimonial del vivere in salute al Kinemax di Monfalcone
I velisti di Luna Rossa Ugolini e Giubilei, l’olimpionico Baldini, l’ultramaratoneta Milanie la paralimpica Vozza alla festa per i 40 anni di Starbene

Si è distinto dagli altri convegni anche per il tipo di pausa. Alle 10.30 tutta la platea del Kinemax viene invitata ad alzarsi in piedi: mani in alto, respirazione, streching e piegamenti sulle gambe. Cose che capitano, se l’evento in questione è “Movite”, acronimo di Movimento Vita e Territorio, organizzato sabato a Monfalcone per i 40 anni di Starbene, il centro di Ronchi dei Legionari fondato da Annalisa Dorbolò che unisce palestra, fisioterapia e medicina specialistica. «Una collaborazione che nel 1986 non esisteva ancora in Italia», così il presidente Roberto Travan.

Gli ospiti
Per coronare il traguardo nomi di spicco sul palco. Tutti intervistati dal giornalista Roberto Covaz. Ci sono i campioni originari di queste terre, come la sciatrice paralimpica Martina Vozza, 22 anni di Begliano, a San Canzian (potete leggere l’intervista scorrendo in basso).

O Alessio Milani, originario di Farra d’Isonzo: a 44 anni è un ultramaratoneta in forze all’Atletica Monfalcone. Quaranta e passa chilometri di corsa non gli bastavano, così ha vinto, per due volte consecutive, nel 2025 e nel 2026, la 100 km del Passatore. «Tutto è nato dall’elogio di un litigio», lo stuzzica Covaz, e Milani quasi incredulo a parlarne: «Era domenica e dovevo andare a giocare una partita di calcio a Ronchi, prima però ho accompagnato mia moglie a fare una mezza maratona. Quando sono arrivato, l’allenatore, con cui già c’erano stati degli screzi, mi ha mandato fuori, e non in panchina, direttamente in tribuna. Voleva che guardassi la partita da lì. E io me ne sono andato». La sua carriera inizia così. Una vita di sacrifici per tenere insieme lavoro (da sottoufficiale nell’Esercito), famiglia e sport: «Mi alzo molto presto la mattina per andare a correre, i sacrifici sono innegabili, ma il benessere che ne ricavo non ha prezzo. Se non riesco ad andare a correre, i miei colleghi se ne accorgono subito: quando ci vado sono più pimpante».

Tra gli ospiti anche Stefano Baldini, campione olimpico di maratona ad Atene 2004: oggi allena 24 atleti, tra cui una dozzina della nazionale italiana di atletica. «Cosa rimane di quella vittoria? Lo spirito da atleta, che conservo nella mia vita quotidiana, continuando a rispettare il mio corpo, cosa che mi permette anche di essere credibile davanti ai giovani che alleno. Il mio e il loro equilibrio psicofisico vengono prima dei risultati. È la mia filosofia».

E ancora, i velisti di Luna Rossa Maria Giubilei e Ganluigi Ugolini, campioni mondiali 2026 nella classe Nacra17. Il 27 settembre erano in equipaggio in occasione della vittoria di Luna Rossa su Emirates Team New Zealand nella regata preliminare di Coppa America a Napoli. Giubilei, in particolare, era l’unica donna nell’equipaggio agonistico della barca. «Per le donne nella vela c’è ancora tanta strada da fare. Ben vengano le quote rosa, se possono portare al cambiamento, anche se di principio non sono il massimo». Per Ugolini la vittoria a Napoli è «un risultato che arriva dopo 20 anni. Ma nella vita ho la fortuna di avere sempre un obiettivo cui guardare».

Al microfono si alternano le voci di Federica Alberti, direttrice della Wellness Foundation di Technogym, del medico Vincenzo Primitivo e del formatore Edoardo Cognonato. Non manca un videomessaggio di Elisa, la cantante. Come immancabili sono i saluti delle istituzioni: i sindaci Luca Fasan e Mauro Benvenuto, il consigliere regionale Antonio Calligaris e l’europarlamentare Anna Cisint.

Vozza e lo sci: «Ho imparato a superare i miei limiti»

E sì che Martina Vozza, 22 anni, sciatrice paralimpica di Begliano, comune di San Canzian, da piccola di gare non ne voleva sapere. «Sciare mi è sempre piaciuto, mi ci portavano fin da bambina i miei genitori. Ma a intraprendere un percorso agonistico mi hanno praticamente costretta. Sia i miei genitori, sia gli allenatori dello Sci club “Sport x all” di Monfalcone. Evidentemente in me hanno visto qualcosa di cui non ero consapevole». La svolta è arrivata intorno ai 13-14 anni: «è lì che ho deciso di puntare in alto. E non ho più smesso». Tre medaglie (due argenti e un bronzo) ai mondiali, due ori a Torino 2025. «Ora il mio sogno è l’oro ai mondiali». «La vita da atleta mi ha dato tanto» confida a margine dell’incontro, «sono ipovedente e lo sci mi ha permesso di mettermi in gioco». La paura? «C’è, ed è inevitabile che ci sia quando scendi su una pista a cento km all’ora. Ma non bisogna pensarci, altrimenti si rischia di farsi male. Ho dovuto lavorare molto con il mio psicologo per imparare a mantenere la calma e tirare fuori in gara quello che riesco a fare in allenamento». Il talento, insomma «da solo non basta». E nemmeno l’allenamento. «Sono la mente, la resilienza, la determinazione a fare il 70 per cento del risultato. Così alla fine sono riuscita a vivere di questo. E ne sono contenta». Applausi.
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