Lunghe code alle poste centrali Via Parini viene presa d’assalto

Anziani in attesa del turno al freddo e sotto la pioggia anche nelle sedi periferiche Il sindaco scrive all’azienda per trovare una soluzione al problema delle code 
Bonaventura Monfalcone-24.11.2020 Fila alle poste-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-24.11.2020 Fila alle poste-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



In piedi, al freddo, per ritirare una raccomandata o effettuare un’operazione allo sportello. Con la beffa, ad attesa inoltrata, di veder poi uscire un’impiegata, attorno alle 18.30, e apprendere che al massimo sarebbero ancora riusciti a entrare nella filiale principale solo i primi quattro in coda: gli altri, giocoforza costretti a rinunciare, tutti a casa. L’assai poco edificante quadretto si è riproposto lunedì, sotto gli occhi increduli del sindaco Anna Cisint, alle poste centrali di via Parini: un serpentone di utenti che ha raggiunto l’edicola. Tra le trenta e le quaranta persone avvolte in sciarpe e berretti per fronteggiare il proprio turno all’addiaccio.

Una scena non nuova. Tutto questo accade perché Poste italiane, nel mandamento e in provincia (con l’eccezione di Gorizia), ha scelto di non tenere altre sedi aperte nel pomeriggio. Ovviamente maggiormente penalizzati sono quei paesi, come Staranzano, Ronchi e Turriaco, i cui cittadini risultano costretti a spostarsi fino a Monfalcone per ricevere un servizio essenziale. Ma il guaio è che a rimetterci alla fine sono anche gli stessi residenti della città del cantiere, poiché per ottenere una prestazione devono sgomitare tra le consistenti file. Quando gli altri sportelli sono chiusi, infatti, l’ufficio postale di via Parini si trova a servire un bacino di 70 mila utenti, infatti approdano lì anche gli abitanti della Bassa e perfino da Cervignano. Lo ha constatato l’amministrazione, cui sono pervenute parecchie segnalazioni di protesta.

Inevitabili i disagi, di cui si sta facendo dunque portavoce il sindaco, che già un mese addietro aveva posto la questione all’azienda, attraverso la direzione centrale interregionale. Dapprima con toni pacati, ora ricorrendo a quelli più autorevoli, poiché la fase del portar pazienza, a parere del sindaco è stata abbondantemente superata. «Chi lavora e non ha la possibilità di accedere al servizio di mattina deve essere messo nelle condizioni di espletare le proprie operazioni nel pomeriggio – tuona Cisint –: situazioni come quelle dell’altra sera non sono accettabili. Io risiedo a Panzano e la mattina osservo donne di ottant’anni costrette a sedersi, all’aperto, sui panettoni gialli di cemento nell’attesa del proprio turno. Se ci sono filiali, come quelle di via Cosulich e Valentinis, troppo piccole per l’accoglimento dell’utenza, bè Poste italiane studi delle soluzioni: è impensabile che anziani o disabili restino sotto la pioggia o esposti a temperature rigide e bora perché le Poste non sono in grado di trovare un’alternativa. Che può andare dalla corsia preferenziale per gli anziani al gazebo esterno». Insomma, niente di così impraticabile. Di qui la decisione di scrivere una lettera dai toni stringenti, affinché Poste si decida a risolvere in tempi ridotti le criticità. L’ente da oltre un mese, infatti, attende l’invio delle soluzioni, in termini di progettualità, da parte della spa.

«Ho capito che tu, azienda, vuoi economizzare, ma non a scapito del servizio erogato», arringa Cisint. Oltretutto, per il sindaco, la situazione appare oltremodo grave in tempi di Covid-19. «Ma come? Ai cittadini diciamo di evitare gli assembramenti e poi mi ritrovo con quaranta persone assiepate in strada? È solo grazie al senso di civiltà degli utenti se lunedì non ci sono stati problemi: ognuno ha cercato di mantenere effettivo il distanziamento», incalza il sindaco che a questo punto si aspetta dei passi concreti da parte di Poste. Altro problema sollecitato, la questione delle raccomandate che, a detta dell’amministrazione (il sindaco è affiancato nella vertenza dall’assessore ai Rapporti con le aziende produttive Antonio Garritani), dovrebbero essere distaccate dal resto dei servizi, con un ufficio dedicato per razionalizzare le attese e sveltire i ritiri. La palla passa ora a Poste italiane. —

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