MA LA REGIONE LI DENUNCIA
Fra i tanti bollettini di disgrazie e disfatte, finalmente una buona notizia: è stato raggiunto l'accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. È stata una trattativa lunga, difficile e segnata da manifestazioni dure; come è sempre avvenuto con questa categoria di lavoratori, la più organizzata e combattiva e, per certi versi, all'avanguardia del movimento operaio. C'è un motivo, quindi, se il contratto dei metalmeccanici è sempre stato punto di riferimento per i contratti delle altre categorie di lavoratori, una sorta di madre di tutti i contratti. L'accordo fra sindacati e datori di lavoro è perciò già di per sé estremamente positivo.
Ma la soddisfazione è maggiore per il momento del tutto particolare in cui è stato siglato. L'Italia sta attraversando un periodo critico sul piano sociale, politico ed economico. Le prospettive di crescita economica sono poco rassicuranti, mentre si approfondisce il divario con gli altri Paesi europei nostri diretti concorrenti. Diminuisce il potere d'acquisto di chi ha reddito fisso, per l'aumento dei prezzi e delle tasse, e si amplia l'area della povertà. La politica è pericolosamente disarticolata e, anziché indicare prospettive credibili, disorienta ulteriormente una società che sembra ormai divisa per bande, ciascuna preoccupata di salvare se stessa. Era inevitabile che tutti questi elementi definissero lo sfondo e intervenissero nella negoziazione per il nuovo contratto dei metalmeccanici, rendendola ancor più laboriosa e travagliata.
La conclusione positiva è segno di speranza: c'è ancora senso di responsabilità; è presente in tutti la consapevolezza che deve crescere la competitività del nostro sistema produttivo; il processo decisorio regge ancora; si dà una prima risposta alle difficoltà economiche delle famiglie. La trattativa, durata parecchi mesi, aveva offerto lo spunto per un dibattito che andava oltre la fissazione del quantum di aumento salariale, per investire lo stesso modello contrattuale, produttività ed efficienza, detassazione del lavoro dipendente. Si è discusso, cioè, di temi sociali ed economici cruciali. Meraviglia ancor di più, allora, il comportamento del presidente della regione Illy. Il cui contributo alla discussione si è limitato a chiedere ad Autovie Venete di denunciare i metalmeccanici che avevano occupato l'autostrada.
C'è innanzitutto da augurasi che nella società che gestisce l'autostrada ci sia sufficiente buon senso ed autonomia per non seguire le indicazioni del governatore. Poi è inevitabile chiedersi perché Illy sia uscito con tale richiesta. Le interpretazioni possibili sono tre: dovendo dire qualcosa ogni giorno per i mezzi di comunicazione di massa, ha pensato di ottenere maggiore visibilità agganciandosi a un fatto che fa notizia; essendo impegnato nella campagna elettorale, cerca i consensi di quanti invocano ordine, certo dell'appoggio dei metalmeccanici che non possono votare per la "destra"; vittima egli stesso dell'immagine della regione che propone, e che non sempre corrisponde alla realtà, non vede quanti lavoratori e quante famiglie hanno serie difficoltà economiche.
Nello stesso periodo Veltroni dichiarava che il problema dei salari dei lavoratori è più importante di qualsiasi altro. Ciò rende poco comprensibile l’atteggiamento tenuto dal Partito democratico regionale che non ha parlato di fronte all'invito di Illy di denunciare i dimostranti che bloccavano l'autostrada. Va bene sostenere il governatore, ma il centrosinistra regionale non rischia di muoversi su una linea diversa da quello nazionale? A meno che non condivida le posizioni di Illy anche in questo caso.
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