Madri in lotta con figli psicolabili C’è chi rimane senza cibo e acqua

Sono molte di più di quanto si possa immaginare le situazioni di abbandono, solitudine e indigenza economica e morale di persone anziane. Storie silenziose che fanno di tutto per non farsi notare...

Sono molte di più di quanto si possa immaginare le situazioni di abbandono, solitudine e indigenza economica e morale di persone anziane. Storie silenziose che fanno di tutto per non farsi notare considerato che l'età avanzata è spesso connotata da pudore e riservatezza.

C’è Mario, 94 anni, che per una serie di mancate comunicazioni fra operatori assistenziali è rimasto per tre giorni senza cibo e acqua. Una fibra forte la sua che, fino ad allora, perfettamente lucido e autosufficiente, lo ha fatto resistere senza gravi conseguenze. Cosa è accaduto? Giornalmente i servizi sociali gli recapitano i pasti, il personale lo aiuta nell’igiene della persona e con periodicità si occupa della pulizia della casa. Durante uno di questi appuntamenti viene trovato pallido e debole e si decide di chiamare l’ambulanza per portarlo in ospedale per accertamenti. Al pronto soccorso viene visitato: nulla di serio, salvo un soffio anemico già diagnosticato. Sottoposto a una terapia viene dimesso in giornata e riaccompagnato a casa. Nei tre giorni successivi Mario è stato a letto attendendo che, come sempre, gli venisse portato il cibo. Ma ciò non è accaduto perché chi forniva il servizio aveva ipotizzato, senza riscontrare i fatti, che venisse ricoverato in ospedale e il suo nome era stato sospeso dal servizio. Mario non sapeva chi erano quelle signore che si occupavano di lui, perché altri avevano organizzato. Così è rimasto ad attendere. Il casuale intervento di un vicino ha evitato il peggio.

E c’è una madre che non ce la fa più: Eva, 90 anni, vive con un figlio sessantenne con problemi psichiatrici in città. È lucida e vivace e porta con allegria e orgoglio i suoi anni. Un giorno arriva da sola al pronto soccorso del San Polo dove le viene riscontrata la frattura dell’omero. La sua spiegazione di come si siano svolti i fatti è confusa, le sue reticenze non convincono i medici e gli infermieri. Ci vuole del tempo ma poi si confida: i rapporti con il figlio peggiorano di giorno in giorno e durante un’ennesima discussione, ma già in passato era stata costretta a ricorre alle cure dell'ospedale per lesioni, una spinta più forte l'ha fatta cadere. Ora lei non vuole più tornare a vivere con lui. Suo figlio ha bisogno di aiuto e lei non ha più la forza per far fronte alla situazione. In questo caso lo stesso personale del pronto soccorso denuncia alle autorità giudiziarie i fatti e intervengono i servizi sociali.

Anche per Laura, il pronto soccorso ha rappresentato un luogo dove chiedere aiuto per l'impossibilità di reggere una situazione familiare degenerata, a causa del peggioramento delle condizioni mentali del figlio con il quale vive. Ha giocato d'astuzia la donna ultra ottantenne, fingendo un malore in modo che il suo richiedere l'intervento dei sanitari non insospettisse il figlio da tempo in cura per problemi psichiatrici. Laura è perfettamente in grado di esporre il suo caso, ha guidato l’intervento dei servizi ricorrendo al personale dell’ospedale.

Emerge anche in questa storia come nella popolazione anziana manchi la conoscenza per arrivare a comunicare i propri disagi e ricevere aiuto. Ma allo stesso tempo emerge un dato spesso sottovalutato; anziani vittime di violenze e maltrattamenti, sia da parenti sia da badanti, vedono nel pronto soccorso l’unica istituzione affidabile in grado di garantire un sostegno, ignorando la rete di assistenza esistente sul territorio. Non deve essere dimenticato quanto è importante che familiari e persone vicine vigilino sulla salute e il benessere di genitori e nonni. Ci sono dei segnali che sono spie di maltrattamento e vessazioni. Il deperimento fisico, una cattiva alimentazione, poca igiene della persona, repentini peggioramenti; in questi casi vale la pena di capire se sta succedendo qualcosa di anomalo e fare le opportune verifiche. I servizi sociali sul territorio ci sono, ma è necessario sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto. (m.r.)

Riproduzione riservata © Il Piccolo