Malati di amianto e familiari Due psicologi a disposizione

Servizio di consulenza fornito gratuitamente dai professionisti già individuati I referenti Paternoster e Dotto: «Esigenza richiesta da quanti si rivolgono a noi»
Bumbaca Gorizia Presidio amianto
Bumbaca Gorizia Presidio amianto



I due professionisti sono già stati individuati, forniranno un servizio gratuito di consulenza e supporto. Un sostegno dedicato a quanti si trovano ad affrontare gli effetti, diretti o indiretti, prodotti dall’amianto. I malati, chi è stato esposto alla fibra, ma anche i famigliari. Sono due giovani psicologi, un uomo ed una donna, che si metteranno a disposizione. Anche solo per offrire ascolto, accogliere gli stati d’animo, la paura, l’angoscia, la sofferenza che consegnano un profondo senso di solitudine. Il progetto è quello dell’Associazione Esposti Amianto di Monfalcone che ritiene altrettanto importante poter fornire questo tipo di aiuto. Un progetto non casuale: «È una necessità che abbiamo percepito dalle stesse persone che si rivolgono a noi. Da tempo ragionavano attorno all’opportunità di organizzare l’iniziativa. Siamo a buon punto, attendiamo di poter presentare l’iniziativa ufficialmente, assieme ai due professionisti, e di diffonderne l’informazione sul territorio, anche avvalendosi di riferimenti come i Patronati, i medici di base, lo stesso Crua», spiegano i componenti del direttivo di Aea, Chiara Paternoster e Diego Dotto. Paternoster osserva: «Abbiamo constatato la carenza di un servizio in questo senso, proprio peraltro rispetto alle esigenze manifestateci da quanti sono venuti alla nostra associazione. La consulenza dei due psicologi può rappresentare un sostegno specifico per questa fascia di comunità che si deve confrontare non solo con la gravità propria della malattia, ma anche con la gestione di tutto ciò che comporta. E questo sostegno può venire incontro alle necessità e problematiche individuali, anche solo il semplice bisogno di aprirsi e sentirsi meno soli». Si prospetta dunque la possibilità di rivolgersi in modo anonimo ai professionisti per seguire un percorso in modalità singola, oppure di gruppo, nell’affidarsi all’esperienza dei consulenti e scegliere il cammino da percorrere.

Modalità che tengono evidentemente conto della situazione pandemica da Covid-19, prevedendo incontri a distanza, modulati pertanto in base all’andamento in ordine alle misure preventive ai fini del contenimento dei contagi. «Abbiamo notato – continua Paternoster – durante questa difficile fase di emergenza sanitaria, e in particolare in regime di lockdown, un aumento di pazienti che chiedono aiuto, costretti all’isolamento. A maggior ragione il servizio che stiamo avviando può avere importanza». L’attività partirà a breve, aggiunge Dotto: «Siamo pronti a mettere a disposizione i giovani professionisti a chiunque abbia esigenza o necessità di farne ricorso. Lo scopo della nostra associazione è anche quello di utilizzare i fondi derivati dalle costituzioni di parte civile nei processi amianto, a fronte di sentenza definitiva, sui bisogni che via via emergono tra i malati, gli esposti e le loro famiglie e questa nuova iniziativa rientra tra le richieste che abbiamo raccolto». Nel frattempo attende di riprendere un altro progetto, frenato dalla pandemia. Aea si è inserita nel mondo scolastico al fine di promuovere la sensibilizzazione, la conoscenza e la memoria storica di un territorio “piegato” dal fenomeno dell’amianto. «Il progetto di alternanza lavoro – racconta Dotto – è partito nel 2019, su suggerimento del Consorzio culturale del Monfalconese e di alcuni insegnanti. Gli studenti, in particolare di alcuni istituti, vengono a contatto con il tessuto associativo intraprendendo specifiche attività. Nel nostro caso abbiamo iniziato a lavorare con i ragazzi del liceo Buonarroti e ora ci stiamo avvicinando anche all’istituto Pertini. Il progetto consiste in un’attività di conoscenza e recupero della memoria storica del nostro territorio legato al fenomeno dell’amianto, attraverso anche la raccolta dei ricordi dei propri nonni, per arrivare alla produzione di video e materiali descrittivi. L’obiettivo – aggiunge – è di estendere il progetto a tutte le scuole dell’Isontino». L’intenzione è anche quella di portare gli studenti a Casale Monferrato, per visitare il museo interattivo dedicato al tema, come osserva Paternoster: «Immaginiamo una sorta di gemellaggio tra i ragazzi di Monfalcone e Casale per incrociare le esperienze, le conoscenze e le reciproche visite sui territori».—

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