«Mancata prevenzione del rischio amianto: multe alle ditte esterne»

L’Italcantieri aveva a cuore la sicurezza e la salute dei propri dipendenti sul posto di lavoro: lo hanno detto a chiare lettere gli avvocati Matteo e Corrado Pagano che, nel maxiproceso per l’amianto, difendono i vertici dell’Italcantieri dall’occusa di omicidio colposo per la morte di 85 lavoratori causata dall’esposizione all’amianto.
In particolare Matteo Pagano ha sostenuto che esistono documenti che attestano come la direzione dei cantieri a vari livelli sia intervenuta più volte per impedire che venissero effettuate lavorazioni non separate soprattutto se riferite alla coibentazione. E sono state elevate pure multe alle ditte esterne che non provvedevano a seguire le regole imposte da chi organizzava il lavoro. E il magazzino era sempre fornito di materiali come elmetti, mascherine e guanti.
«Non è vero non si affrontasse le problematiche della sicurezza del lavoro; alle riunioni sulla sicurezza partecipavano anche le Rsa - ha detto il legale - è a quel tempo tutti avevano una percezione del problema diverso da quello che si ha oggi. Ma tutti hanno contribuito a contenere e a sostituire l’amianto tanto che questo cambio è avvenuto nei primi anni Ottanta, 10 anni prima che lo imponesse la legge».
L’arringa di Pagano si è dilungata poi sulle consulenze dei periti riguardo la correlazione tra l’esposizione all’amianto e la morte per tumore polmonare e mesetelioma. Non ci sono studi scientifici che accertano con certezza che l’unica causa è provocata dall’assunzione delle fibra killer. Potrebbe essere una causa, ma non la sola, ha affermato Pagano contestando le conclusioni a cui sono giunti i consulenti della pubblica accusa. Il tutto per arrivare alla richiesta conclusiva di assoluzione dei propri assistiti.
Le arringhe della difesa si concludono oggi con l’intervento dell'’avvocato Giovanni Borgna, che pure assiste i vertici dell’ex Italcantieri. Il giudice monocratico Trotta fisserà quindi l’udienza per le eventuali repliche.
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