I giovani iraniani in piazza a Trieste: «Stop al massacro»

L’unica manifestazione regionale ha riunito 300 partecipanti: cartelli, slogan e l’appello all’Europa per azioni concrete

Laura Blasich
(fotoservizio Francesco Bruni)
(fotoservizio Francesco Bruni)

Negli occhi dolore, e rabbia, ma pochissime lacrime. I giovani iraniani che si sono ritrovati sabato mattina in piazza della Borsa, per l’unica manifestazione regionale contro la repressione in atto da parte della Repubblica islamica, hanno fatto sentire soprattutto la loro voce per darla a ciò sta accadendo nel loro Paese.

«Un massacro», racconta una studentessa di Business administrazione and management all’Università di Trieste, il volto coperto da una mascherina. Impegnata nell’organizzazione della manifestazione, chiede l’anonimato per non mettere in pericolo i genitori, con cui non ha più alcun contatto da cinque giorni, dopo il blocco di internet deciso dal governo.

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«Sono riuscita a sentire una cugina, per 18 secondi – racconta –. Mi ha detto solo: “Stanno uccidendo tutti, tutti”. La polizia sta effettuando il riconoscimento dei manifestanti da foto e riprese per poi passare casa per casa. Ci sono esecuzioni pubbliche».

Dai gradini della fontana del Nettuno, palco improvvisato della manifestazione che ha raccolto fino a 300 persone e diversi esponenti politici, un’altra studentessa poco dopo conta con lentezza, mentre la voce vibra. «Non sono numeri, ma persone e sono oltre 12 mila quelle ammazzate dalla scorsa settimana – dice –. Trump dice che hanno fermato le uccisioni? Lo sapete invece quant’è feroce questo regime, quante persone ha ucciso. Abbiamo bisogno di azioni, non che la gente dica sui social quant’è dispiaciuta». Con la loro presenza, i loro cartelli e slogan, il rock e il rap persiani sparati a tutto volume ieri i giovani iraniani hanno chiesto «un aiuto a fermare tutto questo».

Sullo sfondo in persiano e in italiano le voci non intonano solo «Libertà, libertà», ma inneggiano anche a Reza Pahlavi, il figlio maggiore dell’ultimo scià Mohammad Reza Pahlavi. La sua immagine campeggia su diversi cartelli imbracciati dai manifestanti. «Se non lui chi? Non c’è un’altra figura», dice un giovane ingegnere che lavora a Udine ed ha voluto essere a Trieste. È rientrato giovedì in Italia, dopo essere rimasto fermo due giorni a Istanbul e prima bloccato per la chiusura dello spazio aereo a Teheran, a casa dei genitori che aveva raggiunto per le festività di fine anno.

«Le proteste sono iniziate dai bazar, poi il 9 gennaio, venerdì, hanno iniziato a uccidere i manifestanti – racconta –, ma i soldati parlavano arabo. Da dove arrivavano? Afghanistan, Siria. Queste manifestazioni, però, sono diverse: in strada ci sono andati tutti». «Non vogliamo tornare al passato – sottolinea con il microfono in mano uno degli organizzatori –. Reza Pahlavi non vuole sostituire una dittatura con l’altra, ma unire e cercare di costruire uno stato fondato sui diritti».

In prima fila c’è anche Hossein Nozary, che a Trieste vive e lavora come sommozzatore. In Italia ha la sorella, ma non i genitori, che abitano in una città non distante da Teheran. «Questa volta sarà la volta buona, ma speriamo in un aiuto dall’estero – dice –. Hanno fatto un massacro, non sono umani».

In prima fila anche l’europarlamentare Anna Cisint. «Ho ascoltato il commovente grido di libertà contro il regime islamico. Siamo e saremo la loro voce nelle istituzioni», ha detto a margine della manifestazione.

In piazza della Borsa anche il Pd con il consigliere regionale Diego Moretti, la segretaria provinciale di Trieste Maria Luisa Paglia e la vicesegretaria regionale Lucia Giurissa «per sostenere l’autodeterminazione del popolo iraniano, il ripristino della democrazia». «Non commettiamo l’errore di lasciare soli questi giovani coraggiosi», ha dichiarato Moretti.

«Riteniamo doveroso come liberali ed europeisti che l’Ue si impegni a promuovere misure mirate e sanzioni verso individui ed entità coinvolti nei massacri di cui stiamo vedendo con orrore le immagini – hanno affermato il segretario regionale di Azione Paolo Coppola e il vicesegretario Arturo Governa –, assicurando al contempo la salvaguardia dei canali umanitari e dell’assistenza alla popolazione civile». Con Azione presenti anche esponenti di Rifondazione comunista e Adesso Trieste. In piazza, distribuendo dei volantini, pure il Partito comunista dei lavoratori, per esprimere solidarietà, ma anche respingere «ogni ingerenza di potenze estere».

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