Market dei poveri: boom di assistiti a Gorizia

L’esercito dei “clienti” supera quota 1.600. Consegnate in 2 anni 570 tessere ad altrettanti nuclei familiari che attestano la condizione di disagio sociale. Distribuito cibo per 400mila euro
Di Francesco Fain
Bumbaca Gorizia 14.12.2011 - Emporio solidarietà Caritas - Fotografia di Ilaria Tassini
Bumbaca Gorizia 14.12.2011 - Emporio solidarietà Caritas - Fotografia di Ilaria Tassini

Trieste l’ha inaugurato qualche giorno fa. Monfalcone spera di riuscire ad aprirlo prossimamente. A Gorizia l’Emporio della solidarietà, conosciuto anche come supermercato dei poveri, ha appena compiuto due anni. Aprì il 20 marzo 2011 e da allòra, purtroppo, l’attività è andata avanti a gonfie vele, senza flessioni. Diciamo purtroppo perché se è una di quelle iniziative che si preferirebbe non ci fossero o non funzionassero. Significherebbe che la povertà non è più un’emergenza e che si può iniziare a guardare al futuro con ottimismo e speranza. Ma non è così.

Numeri

in crescita

I numeri parlano da soli. Al 31 dicembre 2012 sono state distribuite 570 tessere ad altrettanti nuclei familiari per milleseicento “clienti”. Sì, continua incessante l’attività dell’Emporio della solidarietà messo in piedi dalla Caritas e che gode del sostegno anche della Fondazione Carigo, oltreché di Comune, Provincia, Curia e Croce rossa italiana. La crisi economica e la perdita di molti posti di lavoro, purtroppo, portano sempre più famiglie verso la soglia della povertà. Nel 2012 è stata distribuita merce per 148.198 punti per un controvalore di 398.681 euro: 253mila i pezzi distribuiti di cui 120.917 di prodotti freschi.

Ogni mese, poi, vengono distribuiti circa 1.200 litri di latte, 3.300 yoghurt, mille confezioni di pomodoro, 2.100 buste di frutta fresca. Se parliamo di “clientela”, in gran parte si tratta di famiglie: più italiane (costituiscono il 53%) che straniere (47 per cento). «È un centro dove poter ricevere gratuitamente i generi di prima necessità - ha evidenziato di recente sulle pagine di questo giornale l’assessore comunale al Welfare, Silvana Romano - ma sappiamo che ci sono ancora tante famiglie e tante persone che per imbarazzo, riservatezza o perchè all’oscuro della presenza di questa realtà, non usufruiscono del servizio».

L’iter

da seguire

L’Emporio ha sede in via Faiti 15/b ed è aperto quattro giorni alla settimana. Ma qual è l’iter da seguire? I soggetti in difficoltà, anche temporanea, possono rivolgersi al “Centro di ascolto” dove viene compilata la scheda di richiesta credito per alimenti. Avuto parere positivo dalla commissione di valutazione, viene rilasciata una tessera personale e nominativa sulla quale, con il sistema del codice a barre, vengono caricati mensilmente i punti a scalare che permettono gli acquisti all’Emporio. La tessera ha validità limitata fino a tre mesi ma, nel caso del protrarsi di una situazione di difficoltà economica, è possibile richiedere il rinnovo. Si possono trovare pasta, riso, olio, farina, latte, biscotti ma anche alimenti per neonati e prodotti per l’igiene della persona e per la pulizia della casa. La merce distribuita proviene dal Banco alimentare del Friuli Venezia Giulia, dall’Agea e dalle donazioni di parrocchie, aziende e privati. Tra le funzioni dell’Emporio della solidarietà c’è anche quello di sensibilizzare la cittadinanza sull’esistenza di gravi difficoltà economiche da parte di numerose famiglie testimoniando valori come l’accoglienza, la solidarietà e la gratuità. Per ogni informazione è attivo il numero 0481-537955.

Convenzione

rinnovata

Il 14 gennaio scorso, i rappresentanti di tutte le realtà che supportano direttamente l’Emporio della solidarietà (Comune, Fondazione Carigo, Provincia, Caritas, Curia e Croce Rossa) hanno firmato il rinnovo dell’accordo per un altro anno, alle stesse cifre di quello passato. Dalla Fondazione arriveranno 35mila euro, dalla Provincia 5mila e dal Comune (dopo l’approvazione del bilancio preventivo 2013) 10mila. «L’Emporio è un orgoglio per la città - ha dichiarato in quella occasione il sindaco Romoli -. Bisogna fare i complimenti a chi l’ha amministrato. Significativo è il fatto di aver moltiplicato le risorse, tanto che oggi solo il 3% dei prodotti viene acquistato, ed il resto arriva da partner a titolo gratuito».

Ci sono altri aspetti positivi. «Con il recupero di prodotti freschi e freschissimi c’è un miglioramento della qualità della vita degli assistiti con una dieta alimentare più varia; una maggiore quantità di merce distribuita e le modalità di approvvigionamento meno onerose e più risorse da investire in altri servizi; una maggiore attenzione all’ambiente con la diminuzione dei beni in discarica; una maggiore conoscenza dei bisogni reali delle persone con il lavoro in rete per la concessione del credito di spesa; un territorio che si mobilita e scommette in un progetto innovativo coinvolgendo anche i giovani come gli scout, studenti etc».

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