Messa in sicurezza del Chiave a Trieste, il ministero dell’Ambiente stanzia 1,6 milioni di euro
Nuovo tassello nel cantiere in corso sul torrente interrato del Porto Vecchio: la Regione incassa un ulteriore finanziamento per concludere il dragaggio del tratto finale dell'alveo e garantire il corretto deflusso a mare

Il ministero dell’Ambiente stanzia 1,6 milioni a favore della Regione per completare la rimozione dei sedimi che oggi otturano il torrente Chiave, aggiungendo un ulteriore tassello a uno degli interventi più delicati in corso nel Porto Vecchio. Un’opera strategica non solo per l’ex scalo ma – in epoca di cambiamento climatico – per l’intero territorio.
Il torrente sotterraneo raccoglie infatti le acque meteoriche di tutta la città, facendole scorrere sotto via Carducci fino a sfociare in Molo IV. Oltre 150 anni di sedimi accumulati nel tratto finale avevano però finito per ostruire le tre canne del torrente, impedendo il corretto deflusso in mare e contribuendo a originare fenomeni di acqua alta. Già nel 2023 la Regione aveva avviato un primo dragaggio della foce dell’ex scalo, asportando 6.000 metri cubi di materiale. Intervento imponente ma non esaustivo, da cui la necessità di mettere in sicurezza l’intero reticolo.
Il lotto in corso, dal valore di 2, 25 milioni, prevedeva di operare sul tratto interrato dove il Chiave incrocia i futuri viali di Porto Vecchio, su ciascuna delle tre canne in cui si articola il torrente. I lavori vennero affidati a novembre 2024 per una durata stimata in 350 giorni, prevedendo di finirli prima che le ditte comunali arrivassero a quel tratto. Ma al momento di “aprire” il viadotto, la parete che divideva la canna destra dalla centrale finì per crollare, rendendo necessaria una sospensione dei lavori per buona parte del 2025, accumulando un ritardo legato pure alle criticità dell’area in termini di sicurezza.
Situazione poi rientrata nei mesi scorsi, a seguito del trasferimento dei migranti che avevano trovato riparo attorno al cantiere. «Quello che è un luogo di lavoro era stato trasformato in un inaccettabile “mini club vacanze” abusivo, tra tuffi, grigliate e bagni di sole», dice l’assessore all’Ambiente Fabio Scoccimarro, che parla di «situazione intollerabile, in primis per ragioni di sicurezza: sia per chi si introduceva illegalmente, sia soprattutto per tutelare operai e artigiani che lavorano quotidianamente nel cantiere»: «I lavori ora proseguono spediti verso la conclusione, compiendo un altro passo avanti per la riqualificazione di Porto Vecchio».
I lavori sono in effetti rientrati nel vivo, procedendo anzitutto con la rimozione di un primo “tappo” di sedimi accumulati nella condotta, poi smaltiti. In parallelo si è provveduto a demolire i setti che separavano i canaletti, da ricostruire con cemento idraulico operando direttamente in “cassieri” allestiti in acqua da un team di sub.
Forte anche del nuovo finanziamento di 1,6 milioni del Mase, che consentirà di completare la rimozione dei sedimenti a mare, questo lotto dovrebbe chiudersi entro primavera 2027, così da consentire alle ditte impegnate sui corridoi del Porto Vecchio di completare i progetti di viale monumentale e parco lineare.
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