Metà Bobolar rinsecchito: il malato non guarirà

staranzano
È l’albero per antonomasia. La fronda iconica della Bisiacaria. Le sue forme nodose si stagliano nell’indaco del cielo quasi a trafiggerlo, ma nulla c’è di bellicoso, anzi il Bobolar è l’immagine di calma e quiete: la riflessività della natura che da un secolo e oltre osserva la vita scorrere nel paese. Quante ne avrebbe da raccontare...Ma il Bobolar appassisce, la sua malattia principale si chiama vecchiaia. E siccome tutte le storie, anche le più belle, hanno una fine, l’ineluttabile accadrà: l’albero emblema di Staranzano prima o poi morirà.
Non oggi, però. «Il nostro caro Bobolar è ammalato, lo sappiamo da tempo – spiega sui social, in replica alle voci che chiedono del “paziente”, l’assessore alla Gestione del territorio Manuela Tomadin –. Il fungo che si è insediato al suo interno non si riesce a debellare, nonostante le varie tecniche adottate dai “dottori”. Sta attaccando i vasi che, in parte ostruiti, non riescono a portare la linfa fino alle sue estremità. Per aiutarlo i grossi rami sono stati tirantati». Ma ad agosto, con il caldo persistente e a dispetto di precipitazioni abbastanza regolari, una grossa branca è diventata sofferente e rinsecchita.
«Molti rami – prosegue l’assessore staranzanese –, anche se sani, perdono le foglie nei periodi di siccità per preservare le energie e immagazzinare la linfa. Il grande ramo pertanto non verrà ora tagliato». La sicurezza «è garantita dai tiranti già posizionati». Insomma, «si aspetterà la prossima primavera per vedere come reagirà l’intero Bobolar».
«Un taglio improvvido – conclude Tomadin – ora andrebbe infatti a sbilanciare staticamente l’assetto strutturale. L’equilibrio del peso dei vari rami è fondamentale per la sua stabilità radicale, pure per l’approssimarsi dell’inverno e l’azione più intensa degli eventi atmosferici».
Spicca in piazza Dante più di qualsiasi monumento, tant’è che al suo caro, secolare Bobolar, Staranzano ha dedicato anche un premio annuale, rivolto alla personalità cittadina che più in corso d’anno si è distinta.
Ora due stagioni, due mood, convivono nel gigantesco albero, diviso a metà come due parti della stessa mela: ci sono le rinsecchite chiome autunnali e quelle ancora verdi, rigogliose, quasi primaverili. Gli opposti non si attraggono, ma si incontrano e quale delle due metà vincerà è facile intuirlo. E però ci sono ancora battaglie da condurre per tentare – in un costante, faticoso, intervento di puntellatura – di farlo sopravvivere.
Tralasciando cataclismi e morti, una delle sciagure più grandi da schivare, per qualsiasi sindaco staranzanese, non importa di quale partito sia, è l’annuncio della morte dell’amatissimo albero di piazza Dante. Meglio raccontare altro.
C’era una volta un rigoglioso Bobolar. È una storia d’amore che dura da oltre un secolo. Quella tra Staranzano e il suo, iconico, albero gigante. –
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