Migrante colto da arresto cardiaco nel Porto Vecchio di Trieste: cosa sappiamo
Si tratta di un nepalese di 43 anni: è in gravissime condizioni. Gli agenti della Polizia locale hanno praticato le manovre salvavita in attesa dei sanitari

È ricoverato in gravi condizioni il migrante che sabato ha avuto un arresto cardiaco. Si tratta di un quarantatreenne nepalese: aveva trovato rifugio in uno degli hangar abbandonati del Porto Vecchio di Trieste che costeggiano la bretella di collegamento al magazzino 26.
L’uomo si è sentito male poco prima delle 14. In quel momento era in compagnia di un altro connazionale che è uscito in strada per chiedere aiuto. Si è imbattuto in un ciclista, ma pochi istanti dopo è sopraggiunta una pattuglia della Polizia locale: gli agenti si sono fiondati nel magazzino in cui giaceva il quarantatreenne, tra immondizia di ogni tipo, e hanno iniziato a praticargli il massaggio cardiaco. Nel contempo hanno chiamato il 118. Sono intervenute un’automedica e un’ambulanza del 118. I sanitari hanno preso in mano la situazione proseguendo le manovre di rianimazione nel tragitto verso Cattinara.
Il quarantatreenne è stato trasportato all’ospedale con il codice rosso. Ora è ricoverato nel reparto di Cardiochirurgia dove è sottoposto a un trattamento attraverso un supporto extracorporeo con Ecmo (Ossigenazione extracorporea a membrana), un macchinario cuore-polmone che fornisce supporto vitale ai pazienti che hanno una grave insufficienza cardiaca o respiratoria. L’uomo, a Trieste da almeno dieci giorni, si sarebbe sentito male già venerdì. Avrebbe accusato dolori al petto. Sabato l’arresto cardiaco.
Nei giorni scorsi era stato soccorso un altro migrante che dormiva in uno dei magazzini del Porto Vecchio: era rimasto intossicato dal monossido mentre si scaldava con un falò. A inizio dicembre, invece, nell’edificio 116 del Porto Vecchio, era stato rinvenuto il corpo senza vita di un algerino.

Sul caso del quarantatreenne nepalese interviene il presidente dell’Ics Gianfranco Schiavone. «L’uomo – dichiara Schiavone – accusava da giorni forti dolori al petto. Aveva ricevuto una prima visita medica in centro diurno e stava tentando, senza successo, di avviare la procedura di asilo. I nostri operatori avevano inviato una segnalazione via PEC alla Questura lo scorso 31 dicembre. Nella giornata di ieri (venerdì, ndr) aveva tentato di presentarsi in Questura senza riuscire ad accedere agli uffici. Con condizioni di salute peggiorate, è rientrato in Porto Vecchio dove oggibla situazione è precipitata. Di fronte a dolori più intensi, alcuni connazionali hanno chiamato i soccorsi. Ciò che emerge con chiarezza è il contesto in cui questo episodio si è prodotto: una persona malata – insiste Schiavone – abbandonata in strada nonostante le condizioni climatiche estreme; e, soprattutto, una persona in attesa di un’accoglienza a cui, in quanto richiedente asilo, avrebbe avuto diritto, ma che le è stata di fatto preclusa dai ritardi nell’accesso alla procedura da parte della Questura».
Il presidente di Donk Humanitarian Medicine odv, Stefano Bardari, precisa che il quarantatreenne era stato visitato negli ambulatori di via Udine, dove opera l’associazione, il 30 dicembre «per una problematica minore dermatologica».
L’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti replica a Schiavone: «Ics ci ha abituato negli anni ad essere più un partito della sinistra extraparlamentare che un’associazione che svolge servizi per conto delle prefetture. Se ha così poca fiducia nelle istituzioni, ne rifiuti le cospicue remunerazioni mensili ed esponga le proprie tesi indegne in un’arena elettorale».
Per Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale del Pd, è «urgente attivare un servizio di bassa soglia»: «Ogni ritardo, ogni frase detta per lavarsene le mani ha un costo umano altissimo». —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








