Migranti in Porto Vecchio a Trieste, il centrosinistra: «Aprire subito il mercato di via Gioia»

Lettera dei capigruppo di opposizione al sindaco Dipiazza e al prefetto Petronzi dopo la tragedia in cui hanno perso la vita due giovani: «L’obiettivo è evitare che altre persone continuino a cercare riparo in edifici pericolosi»

Francesco Codagnone
L’ex mercato vuoto da decenni in via Flavio Gioia (Silvano)
L’ex mercato vuoto da decenni in via Flavio Gioia (Silvano)

Un solo muro e pochi metri lo separano da chi è lasciato a vivere nei vecchi hangar, in quei labirinti di corridoi scuri pieni di ratti e rifiuti così facili da incendiare nelle notti d’autunno.

Eppure l’ex mercato comunale di via Flavio Gioia, di proprietà del Comune ma da anni inutilizzato, potrebbe essere uno spazio di accoglienza a bassa soglia, un luogo più sicuro e salubre rispetto agli edifici diroccati del Porto Vecchio.

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Le associazioni umanitarie, parte della società civile e i partiti di centrosinistra lo ripetono da anni, e l’indomani di quella che per molti è stata una tragedia annunciata tornano a chiederlo con urgenza alle istituzioni: «Chiediamo al prefetto e al sindaco una risposta immediata alla necessità di un’accoglienza a bassa soglia, con un riparo sicuro, pasti e servizi essenziali: la tragedia appena accaduta e l’arrivo del freddo rendono l’intervento non più rinviabile», scrivono, in una missiva indirizzata al prefetto Giuseppe Petronzi e al sindaco Roberto Dipiazza, i capigruppo di opposizione Giovanni Barbo (Pd), Riccardo Laterza (Adesso Trieste), Alessandra Richetti (M5s) e Paolo Altin (Lista Russo-Punto franco), indicando come «soluzione prioritaria» proprio l’ex mercato comunale di via Flavio Gioia, dai consiglieri visitato in sopralluogo già nel maggio del 2024.

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Un luogo più dignitoso dei magazzini, privo di ratti e blatte, dotato di uscite di sicurezza, finestre e un tetto che ripara dalla bora. Ci sono allacci alla rete elettrica e idrica, una quindicina di sanitari, persino delle docce.

Ci sono stanze, che in realtà sono gli spazi in cui anni fa dimoravano i venditori, e dove oggi riuscirebbero a stare fino a cento brandine, trasformando quel luogo – chiedono le opposizioni – in un dormitorio a bassa soglia per i migranti in transito o comunque al di fuori dal circuito di accoglienza.

Un’alternativa alla strada, ai fabbricati traballanti del Porto Vecchio, proposta che anni fa era stato lo stesso sindaco Roberto Dipiazza a evocare salvo poi scontrarsi con la contrarietà dei partiti lui alleati (in primis Fratelli d’Italia).

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Ora, a distanza di anni e alla luce dell’ultima tragedia, i partiti di opposizione tornano a chiedere «con urgenza la messa a disposizione di quel luogo, definendo gli interventi necessari e tempi certi di apertura»: «Se vi sono impedimenti, chiediamo che siano esplicitati e che venga individuata subito un’alternativa», scrivono i capigruppo.

Una proposta che il centrosinistra avanza con «spirito collaborativo, e disponibilità al confronto»: «L’obiettivo è concreto, ovvero evitare che altre persone continuino a cercare riparo in edifici pericolosi», concludono. —

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