Milano e Trieste basi di un gruppo “nazi”

Armi, passamontagna, foto di Hitler e Mussolini. Materiale inneggiante al nazifascismo. Nomi di battaglia. E una vittima prescelta: un immigrato musulmano, attivista dell’antagonismo lombardo di sinistra, a cui avrebbero dovuto «fare molto male». La Digos ha fermato quattro ventenni milanesi, di cui due sono studenti universitari di Trieste. La polizia li ha bloccati quando ormai si stavano preparando a tendere un agguato al migrante e picchiarlo brutalmente.
Il gruppo aveva messo in piedi un’organizzazione nazifascista denominata “Avanguardia Rivoluzionaria”, che si muoveva tra Milano e Trieste e a cui risultano associate «numerose altre persone», così si legge negli atti giudiziari, ancora da identificare.
Ecco i nomi dei quattro ventenni, tutti di buona famiglia e ritenuti i capi del movimento: Giulio Leopoldo Sioli Legnani, Luca Ghisleni detto “MVolpi” o “Maggiore Volpi”, Tommaso Gelmi detto “Tumsi” e Aleksij Tirelli Kolomiets detto “Breivik”. Quest’ultimo, che esercitava un’influenza importante sugli altri tre, è considerato il leader carismatico. Chiaro il richiamo del suo soprannome ad Anders Breivik, il responsabile dell’eccidio di Utoya in Norvegia nel luglio 2011, icona di riferimento della galassia neonazista.
Il filo diretto con Trieste è stato ampiamente accertato dagli investigatori, che hanno monitorato e intercettato a lungo i sospettati: di quei quattro ventenni, due abitano qui, nel capoluogo giuliano. Come Il Piccolo ha potuto accertare, studiano Filosofia al Dipartimento di Studi umanistici. Sono iscritti al primo anno.
“Avanguardia Rivoluzionaria” aveva uno statuto e un collegamento in Svizzera con una formazione di estrema destra, la “Junge Tat”, che uno degli indagati aveva visitato a maggio.
L’inchiesta è stata condotta dal capo della Sezione distrettuale antiterrorismo della Procura di Milano Alberto Nobili e dal pm Enrico Pavone. Gli investigatori della Digos milanese, guidata da Guido D’Onofrio, con la collaborazione della Digos di Trieste (diretta da Fabio Zampaglione) hanno scoperto che gli indagati puntavano a instaurare «un nuovo ordine europeo di matrice nazifascista», fondata su una sorta di «aristocrazia spirituale» chiaramente eversiva dell’ordine democratico e clandestina.
“Avanguardia Rivoluzionaria” si ispirava ai gruppi suprematisti nordamericani e «incitava alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e nazionali», così negli atti giudiziari.
Vaneggiamenti? Deliri ideologici? Evidentemente. Ma l’organizzazione, oltre ai nomi di battaglia, si era data una struttura gerarchica, una sorta di statuto e regolamenti operativi. Gli indagati avevano creato dei protocolli di sicurezza in modo da eludere le intercettazioni sui mezzi telematici. Usavano mail criptate.
Dai documenti giudiziari si evince inoltre che il gruppo aveva l’obiettivo «di commettere plurimi delitti, comportanti quantomeno lesioni gravissime per le vittime». Non solo. «Acquistavano e commerciavano armi da sparo anche per finanziare l’associazione».
A un certo punto “Avanguardia Rivoluzionaria” stava passando ai fatti. Pestaggi, in pratica. I quattro avevano preso di mira in particolare una persona che, secondo la loro ideologia, racchiudeva «l’archetipo del male assoluto»: cioè una persona di colore, musulmana e di sinistra da pestare brutalmente «ma senza colpirla alla testa perché non ci interessa che muoia», così dall’indagine.
I quattro avevano pianificato l’azione, bloccata in tempo dalla polizia, a Milano, con un vero e proprio blitz.
Durante le perquisizioni gli agenti hanno sequestrato manganelli, coltelli, spray, passamontagna e guanti.
Rinvenuta anche una pistola a salve che il gruppo tentava di modificare «per consentirne l’effettivo utilizzo», rivelano gli investigatori. Nelle abitazioni sono spuntate immagini e vario materiale inneggiante al nazismo e al fascismo.
Gli indagati al momento sono stati sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di dimora e di presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria.—
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