MILANO-LONDRA NOZZE RIUSCITE

È fatta: per le nozze tra la Borsa di Milano e quella di Londra mancano solo le ratifiche, per altro scontate, delle assemblee delle due società già convocate per domani. Con il semaforo verde dato ieri dall'Autorità antitrust italiana, infatti, non ci sono più incertezze sul compimento di una operazione che entrambi i Consigli di amministrazione, espressione dei maggiori azionisti, avevano già concordato e deliberato. I motivi che supportano le valutazioni unanimemente positive con le quali l'operazione è stata accolta fin dal suo primo annuncio sono esplicitati nello stesso comunicato dell'Antitrust e si possono riassumere nel riconoscimento che le due Borse sono più complementari che concorrenti.


La Borsa italiana, si sa, è relativamente piccola, mentre quella di Londra è di gran lunga la prima Borsa europea. Non solo, ma quella di Londra è ancora un centro secondo solo a New York nello smistamento di risorse finanziarie che vi affluiscono un po' da tutto il mondo e verso tutto il mondo vengono reimpiegate. La Borsa italiana non poteva rimanere estranea ai processi di accorpamento.Processi che la globalizzazione ha imposto anche alle società di gestione delle borse-valori, dunque, le nozze con la borsa londinese rappresentano il migliore accasamento che alla borsa italiana potesse essere "combinato". Dall'operazione è ragionevole attendersi numerosi vantaggi.


I più evidenti e immediati sono quelli insiti in ogni operazione di accorpamento, vale a dire le economie di scala in virtù delle quali il costo delle commissioni tenderà ad essere più contenuto e i servizi - iscrizione dei titoli nei listini ufficiali, rilevazione delle loro quotazioni, controlli, contabilità delle compravendite, compensazioni, ecc. - più efficienti. Per i comuni mortali che investono qualche risparmio questi possono sembrare vantaggi marginali, ma quando a operare sono grandi finanziarie, fondi pensione, Paesi petroliferi, stati nazionali, questi costi e questa efficienza possono fare la differenza per indirizzare una operazione su una borsa piuttosto che su un'altra. Anche per questo motivo, l'unione con la Borsa di Londra consente ai titoli italiani di proporsi a un mercato potenziale ben più ampio del nostro domestico. Se ne potranno avvantaggiare non solo le imprese - che avranno l'opportunità di reperire capitali di rischio a condizioni più agevoli e convenienti - ma anche lo Stato.


La Repubblica italiana - è cosa nota - è uno dei maggiori protagonisti del mercato finanziario mondiale a causa del rilevante debito che deve continuamente rinnovare. Già ora grossomodo la metà dei titoli di debito dello Stato italiano (Buoni del Tesoro, Cct, ecc.) è in mani straniere, soprattutto fondi pensione e assicurazioni di molti Paesi. Una quotazione più diretta di questi titoli su un mercato come quello di Londra ne assicura una maggiore commerciabilità e, dunque, una riduzione del rischio-liquidità che si concreta in una riduzione del tasso di rendimento che gli investitori pretendono per sottoscriverli. A questi vantaggi se ne può aggiungere uno meno evidente, ma non per questo secondario. Per rilevare l'attività che svolgevano in questo campo le singole Camere di commercio, la società Borsa italiana nacque su iniziativa delle maggiori banche che tuttora la controllano. Questo assetto non ha mai generato casi di conflitto di interesse, ma almeno qualche sospetto si.


La fusione con la Borsa di Londra ora elimina la possibilità che, anche potenzialmente, si possano determinare oblique commistioni tra le banche, che detengono un quasi monopolio nella gestione delle disponibilità finanziarie delle famiglie, e la borsa, che percepisce commissioni non solo sulle compravendite dei titoli, ma anche sulla loro registrazione ai legittimi intestatari attraverso la sua filiazione Montetitoli.


Insomma, un bel passo avanti nella trasparenza e nella distinzione dei ruoli che deve caratterizzare chi, a qualsiasi titolo, opera sui mercati finanziari

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