Modello Ferriera per l’escavo in porto

Tra i ministeri competenti, Regione, Autorità di sistema e Comune siglato un accordo di programma. Previste 3 soluzioni



È l’accordo di programma, così si è deciso ieri in piazza Colonna, nella sede istituzionale della Regione Friuli Venezia Giulia a Roma, la strada da percorrere per portare a casa l’escavo di Portorosega, una partita ormai ventennale. Si guarda all’esperienza messa a frutto con Servola nella riconversione industriale della Ferriera. Un iter lì siglato per lo smantellamento dell’area a caldo e la messa in sicurezza dei terreni. Qui tuttavia non si tratta di bonifiche, bensì di risolvere il problema del parere sfavorevole espresso dal Provveditorato alle opere pubbliche, i cui rilievi mossi, tra gli altri, si concentrano sul deposito dei fanghi successivo al dragaggio del canale portuale.

Non è un caso che a proporre l’accordo di programma sia stato ieri il direttore centrale della Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile Massimo Canali, lo stesso che ha seguito da vicino, per la Regione, la partita di Servola.

E proprio ai funzionari della Regione, secondo gli accordi assunti nella capitale, spetterà stendere ora la bozza dell’accordo, che sarà illustrato di qui a una quindicina di giorni per la firma. È questo il primo esito del lungo vertice, protrattosi abbondantemente oltre le due ore, convocato ieri in piazza Colonna e che ha visto la presenza, per la delegazione isontino-giuliana, del presidente dell’Autorità di sistema del mare Adriatico orientale Zeno d’Agostino, dei due assessori della giunta Fedriga Graziano Pizzimenti (Infrastrutture) e Fabio Scoccimarro (Ambiente), scortati dai dirigenti Marco Pedrini e appunto dall’ingegner Canali, e del sindaco Anna Cisint. In collegamento, per la Capitaneria di porto di Monfalcone, il comandate Giovanni Nicosia e il capitano di fregata Riccardo Cozzani. Per la parte governativa il viceministro alle Infrastrutture Alessandro Morelli, richiamato in Senato, all’ultimo non ha potuto essere presente al vertice, ma ha introdotto e delegato poi la vicenda all’esperto della portualità, che nel passato governo Conte rivestiva medesimo incarico, Edoardo Rixi. Ad assumere la regia il sottosegretario alla Transizione ecologica Vannia Gava. Tutti gli attori hanno convenuto sulla volontà di dar corso e portare a termine l’opera dell’escavo monfalconese.

Ma al tavolo si è a lungo dibattuto anche di soluzioni. Tre quelle avanzate. La prima, di cui nei prossimi giorni si valuterà la fattibilità perché viene considerata l’opzione favorita, prevede, come chiarito dal sindaco, «il mantenimento del progetto attuale, dunque l’approfondimento di 12, 5 metri, con il deposito temporaneo dei fanghi nella cassa di colmata e il successivo spostamento nelle adiacenze, sempre nel rispetto dei livelli utili alla gestione della portualità». Un punto che potrebbe vedere, per competenza, il ruolo diretto dell’Autorità di sistema.

La seconda prospettiva invece programma«una riduzione del dragaggio», in termini di quantitativi di sedimenti. La terza idea, considerata un po’il piano B, invece prescrive la modifica del progetto, per il quale si è già ottenuta una serie di autorizzazioni, nella parte relativa al solo deposito dei fanghi, con il loro rilascio a mare: una circostanza non prevista all’epoca della formulazione dell’istanza e ora invece consentita dalle disposizioni.

«Ottima riunione a Roma, tutta la componente sia nazionale che locale, ha approntato in maniera operativa e concreta il problema – ha commentato a margine il presidente dell’Authority D’Agostino –: abbiamo una serie di soluzioni e come Autorità di sistema faremo la nostra parte». «Sono ottimista – ha concluso – su quelli che saranno i risultati di questo lavoro di squadra che stiamo portando avanti». «Mi ritengo soddisfatto della riunione a Roma: finalmente si è capito quali sono i soggetti che possono intervenire e che devono intervenire per trovare una soluzione all’annoso problema – invece l’assessore Pizzimenti –. Da adesso in poi c’è solo da lavorare, mettere assieme idee e progetti. Tutti devono remare dalla stessa parte per arrivare al risultato. È stata una giornata positiva, difficile nella gestione, ma alla fine c’è una strada comune a tutti gli interlocutori. E probabilmente darà un buon risultato, forse anche in tempi brevi». «Finalmente tutti i soggetti interessati dall’escavo hanno chiaro il loro compito – ha concluso Scoccimarro –. Procederemo su una strada comune per l’interesse del territorio, che di certo trarrà giovamento in termini economici e lavorativi dallo sviluppo dello scalo». La Regione ha già accantonato 18 milioni per il progetto che prevede il dragaggio di un milione di m³ di sedimenti. —



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