“Modotti” e “Nuova Alabarda” contro la statua di D’Annunzio

Battono i pugni le associazioni “Tina Modotti” e “Nuova Alabarda”: «No alla statua di D’Annunzio nella città di Trieste». Dopo la prima raccolta firme sulla piattaforma Change.org, continua la battaglia contro la proposta della giunta Dipiazza. I sodalizi hanno ribadito la loro posizione, rivolgendosi direttamente al mondo della cultura e lanciando una nuova petizione con un manifesto più organico – in italiano e sloveno - «per una Trieste plurale e multiculturale contro il neo irredentismo». Il testo d’appello, presentato a personalità attive in ambito accademico, storico, giornalistico e artistico, ha ottenuto in meno di una settimana adesioni eccellenti tra cui Moni Ovadia, Marino Andolina, il poeta sloveno Marko Kravos, l’ex senatore Giovanni Russo Spena, lo scrittore Giacomo Scotti, lo storico Marco Puppini, Lorenzo Filipaz, Piero Purich e Gianluca Gabrieli, il presidente del Circolo della stampa Pierluigi Sabatti.
«Non discutiamo il valore di Gabriele D’Annunzio come artista, poeta e letterato - ha spiegato ieri al Knulp Claudia Cernigoi di “Nuova Alabarda” - bensì condanniamo la scelta del Comune di dedicargli un monumento per commemorare i cento anni dall’impresa di Fiume: è una manovra politica e non culturale che non celebra il poeta ma l’impresa bellica, quasi a voler rivendicare un diritto di sovranità italiana su una città oggi croata, una cosa inaccettabile che può persino creare polemica e tensione fra due stati confinanti». Durante la conferenza stampa, per corroborare la loro contrarietà alla statua, le associazioni hanno infine ricordato come queste «infelici iniziative» abbiano provocato interventi irresponsabili da parte di esponenti politici locali e di rilievo internazionale sull’italianità delle terre istriane e dalmate, richiamando in particolare la mostra “Disobbedisco. La rivoluzione di D’Annunzio a Fiume 1919 – 1920” programmata dalla giunta nelle prossime settimane, definita «costosa economicamente ed esaltante di caratteri nazionalistici e irredentisti». —
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