Alunni stranieri e malattie, i pediatri dopo le parole della garante: «Nessun caso in aumento»
L’intervento dopo le frasi a Monfalcone. La Fimp: incentivare l’inserimento in classe. La comunità bengalese: non generalizzare

Nessun aumento dei casi di scabbia e pediculosi. Dopo le parole della Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza locale, Laura Saicovich, intervengono i sanitari. A parlare è Elena Neri, pediatra di libera scelta a Trieste e segretaria provinciale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) per la provincia giuliana e isontina.
Saicovich aveva indicato i «frequenti casi di scabbia, pidocchi, malattie esantematiche» tra i motivi che spingono molte famiglie monfalconesi a iscrivere i figli nei comuni vicini. Una ricostruzione già contestata dalla dirigente del comprensivo Randaccio, Francesca Zamar, che aveva parlato di episodi «sporadici». Ieri non ci è stato possibile contattare telefonicamente la Garante, nonostante i diversi tentativi fatti.
Lei stessa ha rilasciato un’intervista alla Tgr, smentendo di aver «mai detto che gli stranieri sono portatori di scabbia e di pidocchi», prendendo le distanze dal comunicato del Comune che riportava le sue dichiarazioni sulla difficile integrazione nelle scuole cittadine.

I medici
«Secondo la nostra esperienza clinica e dai dati in nostro possesso, avallati dai comunicati del Dipartimento di prevenzione di Asugi, non vi è stato alcun aumento di casi di scabbia e/o pediculosi», afferma Neri. Pediatri e Dipartimento, sottolinea, lavorano in sinergia secondo le normative vigenti.
La scabbia si trasmette di solito per contatto diretto con familiari malati e richiede un contatto «molto stretto e prolungato, come dormire nello stesso letto». La pediculosi è invece «la malattia del bambino simpatico», come Neri la descrive alle mamme: si prende «testa a testa», quando i bimbi parlano e giocano insieme.
In entrambi i casi si può tornare a scuola già dal giorno dopo un trattamento eseguito correttamente. La stessa dottoressa ha lavorato per alcuni anni nel centro bisiaco, prima in ospedale e poi sul territorio. Da qui un’indicazione: l’inserimento scolastico dei figli di stranieri «deve essere il più precoce possibile», per consentire l’acquisizione corretta dell’italiano. «Non includerli precocemente o pensare di separare i bambini», avverte, «procrastina il problema all’inserimento alla scuola dell’obbligo». E chiude: «Dovremmo imparare tutti dai bambini a essere molto più accoglienti e meno allarmanti».
La comunità
«Come si fa a capire che è colpa degli stranieri? », chiede Jahangir Sarkar, già consigliere comunale e da anni presidente dell’associazione dei genitori bengalesi. «Non ha senso dire che è colpa di qualcuno se non si è sicuri: serve una ragionevole prova». I bambini, osserva, sono nati qui e qui frequentano le scuole.
Il paragone è con il Covid, che non ha colpito una sola nazionalità: «Questo tipo di problema è comune», spiega. «Nessuno sa come si è creato, ma bisogna trovare il modo di risolverlo e stare tutti attenti a non ripetere gli errori». Sarkar sapeva di casi di pidocchi all’asilo della figlia, nei giorni scorsi, ma non di scabbia. E sulla Garante: «Se ha prove è un altro discorso, ma non può dire tutti stranieri».
La comunità, assicura, è pronta a collaborare. Il rappresentante del centro culturale islamico Baitus Salat, Rejaul Haq Raiu, richiama le parole della maestra e della preside già intervenute: «Loro vedono ogni giorno com’è la situazione». E aggiunge: «Per colpa di uno non si può generalizzare, nemmeno per gli italiani». Ieri, alla preghiera del venerdì, ne ha parlato ai fedeli: «Ho detto che dobbiamo essere puliti: sono precetti che fanno parte della nostra fede».
Chi ha un problema, dice, deve rivolgersi «al medico, non ad altri». Le difficoltà vere sono altre: «Imparare l’italiano, gli spazi per le lezioni, i salari. I nostri figli sono nati qui e i giovani se ne vanno». Per questo, conclude, serve dare loro «una buona direzione, per non farli perdere».
La politica
Per Giulia Giorgi di Alleanza Verdi e Sinistra Gorizia, «i pidocchi non hanno passaporto». Il tema, scrive, può interessare qualsiasi comunità scolastica e va affrontato con informazione e prevenzione, «senza trasformare un problema di salute in un marchio da appiccicare a un’intera comunità».
Sabato, peraltro, è atteso in città il ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara, in un clima a dir poco segnato da tensioni.
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