Monfalcone, la crisi fa aumentare gli affitti “in grigio”

La crisi che impoverisce le famiglie sta determinando un altro risvolto nel settore delle locazioni: il ricorso al “nero” per gli affitti, seppure in presenza di un regolare contratto, ma per il quale viene denunciata solo una parte del canone versato. È quella “zona grigia”, difficilmente intercettabile dai controlli, che resta confinata spesso nel rapporto di reciproca convenienza tra il proprietario dell’alloggio e l’inquilino che in cambio di uno sconto sul canone accetta di versare parte dell’affito in nero consentendo così alla controparte di pagare meno tasse a tutto danno del Fisco. A sostenerlo è il segretario provinciale del Sunia, Sergio Donda, che rileva la tendenza a un aumento di questa “formula” ibrida, proprio in virtù del peggioramento della situazione economica. Il rappresentante del sindacato degli inquilini ipotizza anche una percentuale, in base alla sua esperienza: nel 2012 gli affitti caratterizzati da una quota di evasione sono aumentati del 10-15% rispetto al 2011. Certo, osserva Donda, non è facile stabilire cifre in termini assoluti, ma la sensazione è chiara: «Purtroppo - osserva - la realtà è radicalmente cambiata, con evidenti criticità sul piano sociale. La perdita di innumerevoli posti di lavoro, il ricorso alla cassa integrazione hanno determinato una pesante situazione. Le famiglie non sono più in grado di pagare il mutuo per una casa». «Il fabbisogno abitativo è decisamente elevato. Un dato è significativo: su 84 domande per un alloggio popolare, sono state soddisfatte solo una trentina. Per queste circostanze legate soprattutto alla crisi economica - aggiunge Donda - ritengo che, secondo quanto mi risulta nella pratica quotidiana, sia aumentata la tendenza al ricorso agli affitti parzialmente in nero. Si tratta di contratti regolari, a fronte dei quali una quota del canone, attorno al 40%, non viene denunciata».
Dalla Guardia di Finanza, che esegue con attenzione il servizio di monitoraggio sul territorio, viene osservato che il fenomeno degli affitti in nero non rappresenta tuttavia un dato allarmante. Si parla di una trentina di casi all’anno. Una pratica più diffusa a Grado, dove, in virtù della stagione estiva, i contratti d’affitto sono di breve durata, settimanali o quindicinali.
Sull’emergenza casa e sulla tensione abitativa ne conviene anche l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin. «La situazione resta molto critica - spiega -. Basti pensare che a Monfalcone, una decina di famiglie in graduatoria per avere un alloggio popolare, composte da quattro persone, una coppia e due figli, sono in attesa da un anno, poichè non sono disponibili abitazioni adeguate, troppo piccole rispetto alle loro esigenze». Sul fronte dell’evasione, l’assessore ricorda i controlli incrociati con l’Agenzia delle entrate e le verifiche autonome eseguite dalle forze dell’ordine, in primis dalla Finanza. Cita anche la normativa sulla cedolare secca, una sorta di “indulto” sui canoni di locazione percepiti dal propritario, a vantaggio e tutela dell’inquilino. La regolarizzazione delle posizioni comporta un consistente abbattimento dell’affitto, calcolato in 3 volte la rendita catastale dell’alloggio diviso 12. A Monfalcone sono stati ultimamente denunciati una decina di casi. L’assessore evidenzia un altro aspetto, legato alla riorganizzazione dell’Ater. «Un’unica azienda regionale rappresenta un’operazione che comporta ricadute negative sul territorio, senza tuttavia conseguire un reale risparmio economico. La riforma ci ha tolto un servizio essenziale, un ente territoriale con il quale ci confrontavamo quotidianamente. Ora il problema è proprio quello di avere un referente costante per il nostro territorio, considerando peraltro le criticità e le emergenze di una città ad alta tensione abitativa».
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