Monfalcone, riscoperte le Terme romane e la ricerca dell’isola di Belforte

Quante sono le fonti termali nel Friuli Venezia Giulia? Tre, solo tre: Arta, Zuglio e la fonte del Faet sotto la Subida, a Cormons. Il trio presto diventerà un poker perché a giugno è prevista la riapertura delle ristrutturate terme romane di Monfalcone, in località Lisert. La bontà della acque che sgorgano da secoli a circa 38 gradi e curavano i nostri antenati romani è inversamente proporzionale al colpo d’occhio che offre la zona, l’antico Lacus Timavi, poi impaludato e bonificato nei secoli fino a diventare l’ennesima zona industriale. Ma gli imprenditori privati che coraggiosamente hanno costituito la Società terme romane sono convinti che con ulteriori ritocchi all’ambiente la struttura sanitaria funzionerà benissimo. Quasi tre milioni di euro di investimento, per ristrutturare l’edificio termale risalente agli anni Quaranta del Novecento. Edificio la cui razionalità non concede nulla all’estetica, ma il recupero curato dall’architetto Maurizio Brufato esalta le linee semplici e razionali come in una delle celebri prospettive di De Chirico. Il direttore sanitario Aniello Langella è invece orgoglioso dello ione SH (sulfidrilico), presente nell’acqua e ritenuto a dir poco miracoloso nella cura di un’ampia gamma di patologie. Langella sta tra l’altro curando pubblicazioni a sfondo storico per far meglio comprendere l’importanza che hanno rivestito le terme in antichità.
Queste e molte altre belle notizie sono state spiegate ai partecipanti della prima delle tre gite previste dalla rassegna Il libro delle 18.03 che aveva come meta la riscoperta dell’isola che non c’è, ovvero l’antico Belforte veneziano. Ad accogliere i visitatori alle Terme, presente il vicesindaco di Monfalcone Omar Greco, oltre a Brufato e Langella, c’era Roberto Abram che con Gianfranco Colautti, Davide Zanuttini e Tentor Gallerano ha costituito la Società Terme romane.
I partecipanti all’escursione hanno poi raggiunto la cassa di colmata del Lisert dove dovrebbe trovarsi, insabbiata, l’isola che i veneziani eressero nel giugno del 1284 davanti alla bocche del Timavo.
Una volta raggiunta la sponda sinistra del Locovaz al Villaggio del Pescatore la comitiva guidata da Roberto Covaz ha risalito il chilometro che il fiume dei misteri percorre a cielo aperto dopo gli inferi del Carso.
Su Belforte molti studiosi si sono cimentati. Forse partirà una campagna di scavo subacqueo nella speranza di rinvenire parte della porporella, ovvero i blocchi di pietra che formavano le fondamenta del fortino sparito in fondo al mare intorno al Settecento. Intanto il mistero continua. Mentre dal passato remoto ecco riemergere le terme romane.
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