Monfalcone, sono quasi 100 i bambini in lista per la materna al comprensivo Randaccio

Le strutture del centro sono le più gettonate. Giacich in aiuto con i suoi posti vacanti

Tiziana Carpinelli

Domanda di casa, domanda di nido, domanda di scuola dell’infanzia. In un Comune ad alta tensione abitativa come Monfalcone scoppia non solo la richiesta di un tetto, ma pure dell’istruzione, con quasi un centinaio di bambini in lista d’attesa per un posto alla materna nell’Istituto comprensivo Randaccio, complice l’andamento demografico in assoluta controtendenza rispetto al trend regionale e una popolazione residente giovane, spesso occupata nell’indotto navalmeccanico e dedita a procreare figli in barba alle previsioni di inverno demografico per l’Italia e il Friuli Venezia Giulia.

Traino dei fenomeni di baby boom, la quota extracomunitaria di abitanti. E ne sono specchio le iscrizioni alla scuola dell’infanzia, in particolare nelle strutture del centro, dove ai due distinti plessi di via Roma e della Poma – entrambi attualmente dislocati nella perpendicolare di via Garibaldi per questione di cantieri edili – figurano per l’anno scolastico 2026/2027 tre soli iscritti con cognome italiano sul totale di 66 new-entry. Rispettivamente uno nel primo istituto (su 30), due nel secondo (su 36).

Chiaramente il cognome estero non equivale in automatico a cittadinanza diversamente italiana, poiché vale la pena, contemplando anche il solo caso bengalese (ma le nazionalità sono plurime nella cosmopolita Monfalcone), ricordare che ormai vivono qui seconde e terze generazioni di migranti, perfettamente integrati e ormai italiani a tutti gli effetti, dunque parte dell’elettorato attivo e passivo. Giova rammentare che il “capostipite” della vasta comunità asiatica approdò a Monfalcone nel 1998, quasi 30 anni fa, ormai.

La “fame” di materna, a fronte di nuclei che manifestano più figli in età scolare, si traduce in una discreta lista d’attesa, come conferma la dirigente del comprensivo Randaccio, alle prese col tema, Francesca Zamar, cui la collega Gabriella Di Gregorio, al vertice invece del comprensivo Giacich, viene incontro nell’assolvimento delle richieste, disponendo di «alcuni posti vacanti nelle strutture più periferiche, come per esempio lo Scarabocchio, dove i collegamenti col trasporto pubblico risultano meno funzionali alle esigenze famiglie».

Che così iscrivono i pargoli in altre scuole, dice. È frequente infatti, in questa fascia d’età, che i genitori debbano ritirare prima del consueto orario d’uscita il figlio, magari per un’improvvisa indisposizione: per mamme senz’auto, muoversi a piedi rivolgendosi alla struttura più vicina a casa diventa la soluzione prioritaria, all’atto d’iscrizione. Di qui le liste d’attesa soprattutto nelle strutture del centro.

«È probabile – spiega Zamar – che quando la Poma, momentaneamente dislocata in via Roma, tornerà ad Aris i numeri si riequilibreranno». Nelle altre classi, la percentuale di famiglie italiane s’attesta sul 20-30%. Negli asili del perimetro Giacich, a seconda della struttura, la percentuale è invece più orientata sul 40% (con l’eccezione della Tartini, sul 20%, vicina alle case Spaini, dove risiedono numerose famiglie straniere).

Del resto, per arginare la criticità di troppi alunni non italofoni ai livelli d’istruzione superiore, cioè alle scuole dell’obbligo e particolarmente alle primarie, come la Duca d’Aosta, era stata caldeggiata la frequentazione del percorso educativo delle materne. Consiglio seguito. «Noi, a differenza del comprensivo Randaccio non abbiamo liste d’attesa – conferma Di Gregorio – non rilevo situazioni diverse da quelle degli altri anni, e posso parlare dal 2022 in poi, o di altri contesti geografici come Mestre. Il lavoro a Monfalcone c’è e le famiglie giovani fanno figli. Sono contente di stare qui e quindi, se posso semplificare, fanno quello che noi italiani non facciamo più: allargano le famiglie».

«Si tratta in genere – spiega – di nuclei giovani con minimo quattro figli in età scolare. Io se posso accolgo chi può spostarsi nelle strutture dove sono rimasti alcuni posti a disposizione, vedi lo Scarabocchio». Ma esaurire con questa soluzione tutti i posti in lista d’attesa sarà impossibile. Non basta. Così molti, semplicemente, resteranno fuori dal percorso educativo. Entreranno, magari, negli anni a venire, a seguito di fuoriuscite o trasferimenti. Il dinamismo di Monfalcone si rispecchia anche in queste evoluzioni.

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