Moretton: nel 2009 rischio emergenza rifiuti

«La nostra regione sta ormai arrivando alla saturazione completa: discariche insufficienti»
TRIESTE
Tra un anno, se la situazione in provincia di Udine non muta, potrebbe esserci emergenza rifiuti. Se non come a Napoli, almeno come mai è successo in regione. Con la necessità di chiedere aiuto, di guardare eventualmente fuori dal nostro territorio. La colpa di una situazione che ha impedito alla giunta Illy di rispondere positivamente all’appello di Romano Prodi per un contributo anche del Friuli Venezia Giulia allo smaltimento dei rifiuti campani? Gianfranco Moretton lo ripete da giorni: “Tutto nasce dalle inadempienze della Provincia di Udine”.


COLPE Palazzo Belgrado, insiste l’assessore regionale all’Ambiente, “non ha attuato le opportune politiche di adeguamento e realizzazione degli impianti di smaltimento”. Non a caso, “sta operando un commissario per la predisposizione del piano provinciale dei rifiuti pvc e rifiuti speciali assimilabili agli urbani e uno dei due sub-commissari effetto dello scioglimento del consiglio provinciale è stato incaricato di lavorare esclusivamente sull’ambiente”.


SATURAZIONE La situazione, prosegue Moretton, “è effetto della carenza mostrata dalla Provincia di Udine nelle azioni di monitoraggio e controllo delle discariche esistenti. In assenza di passaggi fondamentali come questi si sta arrivando inevitabilmente alla saturazione completa delle scarse disponibilità di volumetrie residue, senza che nel frattempo l’ente abbia pianificato gli interventi necessari a prevenire situazioni di emergenza ambientale”.


DISCARICHE Nel dettaglio, precisa Moretton, in provincia di Udine le fondamentali discariche operative sono 8: si trovano a Campoformido, Corno di Rosazzo, Fagagna, Pavia di Udine, Trivignano, Pozzuolo (due) e Udine. Ma “6 di queste, che pure hanno prodotto i documenti di richiesta di adeguamento, non si sono viste restituire risposta. In questo momento, dunque, ricevono solo Trivignano e Udine: troppo poco”.


PIANO RIFIUTI Dovessero essere adeguati tutti gli impianti si tornerebbe alla normalità? “Non ancora – sottolinea Moretton –, si tratterebbe comunque di soluzioni tampone valide per un anno, non di più. Quello che manca in provincia di Udine è un piano dei rifiuti che, adeguamento a parte, preveda l’ampliamento dell’esistente e la creazione di nuove discariche. In questo momento c’è la richiesta della Exe, la società provinciale, per un intervento a Trivignano e di un privato a Udine: la competenza è della Provincia, con la gestione commissariale, d’intesa con i gestori degli impianti di bacino, dovranno arrivare finalmente delle risposte per il breve e il lungo periodo. Quello che aveva fatto l’amministrazione Strassoldo era stato limitarsi a cambiare tre assessori in beve tempo”.


DIFFERENZIATA Il resto della regione, invece, non soffre: “L’inceneritore di Trieste serve in parte anche Gorizia ed è sufficiente. Pordenone e Gorizia tengono le loro discariche sotto controllo”. A contare è anche una mentalità in via di diffusione per quel che riguarda la raccolta differenziata: “Quando la si fa, finisce in discarica solo il 30-40% del rifiuto. Ecco spiegato, in coincidenza con la crescita della differenziata in provincia di Gorizia tra il 2004 e il 2005 (dal 26% al 37%), il motivo per cui le tonnellate dei rifiuti sono calate da 75mila a 64mila tonnellate”.


TRIESTE IN RITARDO In Friuli Venezia Giulia, nel 2006, si sono prodotti rifiuti urbani per oltre 606mila tonnellate, 119mila in provincia di Trieste, 68mila in provincia di Gorizia. La differenziata è in continua crescita ma solo a Pordenone (47%) e Gorizia (45%) si supera il 35% considerato nel decreto legislativo 152 del 2006 l’obiettivo minimo da raggiungere. Udine, con il 32% non è lontana. Trieste, invece, con il 17%, è in notevole ritardo. “E’ fondamentale – si legge in una recente delibera di giunta – che le province di Trieste e Udine adeguino il proprio sistema di raccolta differenziata”. Nella stessa delibera si evidenzia “la mancanza di volumetrie di discarica disponibili e difficoltà, in alcune aree regionali, di realizzazione di nuove discariche”.

Marco Ballico

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